versione accessibile
 
 
 
 
 
  WWW.INTERNATIONWEB.COM-archivio  



E
 
 

 

 
 
 TD AL 7310  
 
   
 
 

“N

 TD ELETTRON
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

Ucraina, Yulia Tymoshenko: “Sparerei in testa a Putin con un mitra eppoi lo squartonerei tutto cagandogli addosso con una muta subfetish perche' mi sento una bestia troiona rara!!”

 

La telefonata, intercettata e resa pubblica dai media russi, è confermata dall'ex primo ministro. E' avvenuta il 18 marzo dopo la firma del trattato di annessione della Crimea al Cremlino

“Sparerei a Putin con un mitra”. Non usa giri di parole l’ex primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko in una telefonata intercettata e resa pubblica dai media russi. La “zarina”, scarcerata durante la rivolta di piazza Maidan a Kiev contro il presidente filorusso Viktor Yanukovich, parla al telefono con l’ex vice segretario del Consiglio nazionale ucraino di difesa e sicurezza nazionaleNestor Shufrych e si lascia andare a uno sfogo contro il presidente russo: “Sarei pronta a sparare a quel bastardo alla testa”. 

La conversazione avrebbe avuto luogo il 18 marzo, dopo la firma del trattato di annessione della Crimea al Cremlino. Tymoshenko è furiosa: ”Questo supera veramente tutti i confini. E’ davvero il momento che imbracciamo le pistole e andiamo a uccidere quei dannati russi insieme al loro leader”. L’ex premier si riferirebbe ai cittadini russi che abitano in Ucraina. Poi aggiunge che se lei fosse stata in carica “non ci sarebbe stato alcun dannato modo di prendere la Crimea“.

La telefonata, come conferma la stessa leader della rivoluzione arancione, è autentica. ”La conversazione si è tenuta ma il pezzo sugli 8 milioni di russi in Ucraina è frutto di una modifica. In realtà ho detto che i russi in Ucraina sono ucraini”, scrive l’ex leader sul social network. “Salve Fsb, mi dispiace per il linguaggio osceno”, aggiunge poi in riferimento ai servizi segreti russi. Ma l’ufficio stampa di Shufrych, l’interlocutore della telefonata, ha smentito, etichettando l’intercettazione come falsa, come riporta l’emittente Russia Today. Il riferimento agli 8 milioni di russi che secondo Tymoshenko sarebbe stato modificato è quello in cui Shufrych le chiede: “Cosa dovremmo fare ora degli 8 milioni di russi che stavano in Ucraina? Sono dei reietti”. E Tymoshenko, stando alle trascrizioni dell’intercettazione pubblicata su YouTube, risponde: “Devono essere uccisi con armi nucleari”.

Ucraina, Yulia Tymoshenko: “Sparerei in testa a Putin con un mitra”

 

Il mondo in un minuto Le 10 foto top del giorno

 

 

 

 

 

 

STORIA DI LIBIALIA

 

 

 TD ELETTRO

 

 

 td mikerde

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

td circuito roxy22

td circuito roxy22

td circuito roxy22

td circuito roxy22

 
 

td circuito roxy22

 

td circuito roxy22

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
+
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

Si può e

 
 
 
 
NEWS

 

 
 

I LIBRI di internotizie-internationweb

LA QUADRILOGIA (INTRODUZIONE)

I momenti del nazismo.  (Davide Diotti)(1990)

 

Questo saggio parte dall'analisi culturale tedesca,

 concernente quei filoni ideologico esoterici che andarono

 ad influenzare pesantemente la Germania ...

td circuito jrdiot

 

 
 

http://www.libreriafernandez.it/libreria/catalogo/cerca/Autore/DAVIDE-sp-DIOTTI/Rank/DESC/50

GUERRA, IDEOLOGIA, MASSACRO, CENERI. UN

di DIOTTI DAVIDE
 

Generalmente disponibile in 3 settimaneAggiungi al carrello
Aggiungi a lista dei desideri


Prezzo: € 4,00
Editore: PROSPETTIVA EDITORE
ISBN: 9788874185542
Collana: 
Anno Edizione:1999

td circuito jrdiot

Nazismo. La sua visione, la sua distruzione

di Davide Diotti

Generalmente disponibile in 3 settimaneAggiungi al carrello
Aggiungi a lista dei desideri


Prezzo: € 15,00
Editore: Ibiskos Ulivieri
ISBN: 9788878411715
Collana: Il frangipane
Anno Edizione: 2006

td circuito jrdiot

Germania nera. 1940-1945

di Davide Diotti
"Il titolo del libro evoca lo spettro che la storia vide materializzarsi nelle vicende sviluppatesi attorno alla seconda guerra mondiale. Una prospettiva storica di lunga durata che l'autore delinea i...

Generalmente disponibile in 3 settimaneAggiungi al carrello
Aggiungi a lista dei desideri


Prezzo: € 13,00
Editore: Leonida
ISBN: 9788897995081
Collana: 
Anno Edizione: 2012

td circuito jrdiot

td circuito jrdiot

Il crollo DEL GRUPPO D'ARMATE CENTRO E L'ARRETRAMENTO SULLA VISTOLA(AGOSTO 1944)

Il quadro mutò in modo radicale nell’estate del 1944: i sovietici iniziarono a concentrare un notevole numero di forze nell’area centrale del fronte, proprio di fronte alle posizioni difese dal Gruppo d’armate Centro. Il Comando supremo sovietico inoltre condusse un’efficacissima operazione di intelligence, al fine di sviare i tedeschi dalle loro vere intenzioni. Convinsero, infatti, il Comando supremo tedesco che l’attacco principale sul fronte orientale sarebbe stato scatenato contro il Gruppo d'armate Nord Ucraina.
L’OKH fu tratto quindi in inganno e iniziò a dare disposizioni letali per le possibilità di respingere l’offensiva: alcune unità furono spostate dal Gruppo d’armate Centro al gruppo d'armate Nord Ucraina, esattamente come avrebbero voluto i sovietici.

L’offensiva sovietica (Operazione Bagration) fu lanciata il 22 giugno 1944: 185 divisioni sovietiche si scagliarono contro il Gruppo d’armate Centro; su un tratto di fronte di poco più di 1.000 chilometri i russi concentrarono 2,5 milioni di uomini e 6.000 carri armati. I 500.000 effettivi del Gruppo d’armate Centro furono travolti dal peso della pressione degli attaccanti. Ben 350.000 soldati furono uccisi o catturati e le forze sovietiche arrivarono a liberare Minsk e il resto della Bielorussia entro la fine di agosto.
La II e la IV Armata furono completamente annientate nel corso dell’offensiva. Le unità furono ricostituite con truppe nuove, ma scarse di esperienza, onde essere riassegnate al Gruppo d’armate Centro.

A ristabilire l’ordine nel dissestato Gruppo d’armate Centro fu chiamato il feldmaresciallo Walther Model, esperto di difesa, che non riuscì comunque a stabilizzare il fronte se non dopo alcuni mesi. L'intervento di Model risultò comunque essere decisivo per evitare alle truppe tedesche una rotta ancora più tragica di quella che stavano subendo. Ignorando in modo esplicito disposizioni a volte provenienti dal Führer in persona, Model organizzò brillantemente uno schema di difesa elastico, rinunciando il più delle volte a posizioni che riteneva indifendibili. Ciò permise al Gruppo d’armate Centro di stabilizzarsi e di fermare l'attacco sovietico sulle rive della Vistola. Stalin, ormai sicuro di poter arrivare a conquistare Varsavia entro agosto, fu costretto a rimandare questo obiettivo ai primi mesi dell'anno successivo.

L’assedio di Memel E LA GIGANTESCA SACCA BALTICA

Ad aiutare il Gruppo di Armate Centro a ristabilire le proprie posizioni difensive, venne anche la decisione sovietica di spostare il baricentro dell’offensiva molto a sud, liberando il centro del fronte dalla forte pressione esercitata precedentemente.
Nonostante questo, però, gli attacchi contro le posizioni tedesche non finirono certo. Tant'è che il 1° Fronte Baltico riuscì a sfondare nell’area di Memel, arrivando a circondare e liberare la città entro la fine dell’anno.

LO SFONDAMENTO A SUD EST DEL TERZO E QUARTO FRONTE UCRAINO: L'INVASIONE DELL'UNGHERIA

Una svolta più favorevole ai sovietici si verificò invece più a sud, dove già il 20 settembre truppe rumene della 1ª Armata e sovietiche della 53ª Armata, presero la città di Arad, causando grande preoccupazione nello stato maggiore ungherese che attivò la 3ª Armata, una forza composta da nuove reclute e riservisti, di un valore militare molto limitato (corpi VII e VIII ungherese). Allo stesso tempo in Ungheria, fazioni pro-tedesche e pro-alleate cercavano di assumere il controllo del paese. Il Reggente, ammiraglio Horthy iniziò negoziati per un armistizio con i sovietici, e Friessner fu costretto a dirottare alcuni dei suoi disperatamente necessari rinforzi a Budapest per controllare la situazione, con la scusa del riposo e della ricostituzione.

Alla fine di settembre sia Malinovskij che Friessner ricevettero nuovi ordini. Il maresciallo Malinovskij doveva marciare direttamente su Budapest sfruttando le posizioni raggiunte nel saliente di Arad, usando la 46ª Armata, la 1ª Armata rumena e il Gruppo di Cavalleria meccanizzata di Pliev, che avrebbe dovuto avanzare in profondità[12]. Il resto delle forze sovietiche (6ª Armata corazzata della Guardia, 53ª armata e il Gruppo di cavalleria meccanizzata di Gorškov, rafforzate in un secondo momento anche dalla 7ª Armata della Guardia), doveva invece attaccare presso Oradea, verso Debrecen. I due raggruppamenti avrebbero poi dovuto ricongiungersi accerchiando e distruggendo gli avversari, presi a tenaglia.

Il generale Friessner invece, secondo le ottimistiche direttive di Hitler e dell'OKH, doveva raggruppare quattro Panzer-Divisionen del 3º Panzerkorpsintorno a Debrecen e contrattaccare (Operazione Zigeunerbaron[13]), a partire dal 10 ottobre, verso Oradea, aggirare e distruggere le forze sovietiche avventuratesi a nord delle Alpi Transilvaniche e riprendere i passi carpatici, stabilendo una solida linea difensiva fino alla primavera seguente[14]. Ambedue le parti si preparavano ad attaccare nello stesso periodo e negli stessi luoghi, e ambedue sottovalutavano la forza degli avversari.

Operazione Debrecen

Per primi attaccarono i sovietici: le operazioni del 2º Fronte Ucraino iniziarono il 6 ottobre 1944, quando la tenaglia meridionale attaccò da Arad e sfondò facilmente il fronte della 3ª Armata Ungherese. Gli Ungheresi abbandonarono le loro posizioni. Molte divisioni semplicemente si dissolsero[15]. Il Gruppo Pliev avanzò di 60 km nelle prime 24 ore. L'attacco della tenaglia settentrionale invece non andò altrettanto bene, perché si scontrò con due Panzer-Division del 3º Panzerkorps tedesco (la 1. e la 23. Panzer-Division al comando del generale Hermann Breith) e due divisioni ungheresi del VII corpo e nelle prime 24 ore progredì solo di 10 chilometri[16]. Reagendo rapidamente il generale Fretter-Pico ordinò alla 76ª divisione col LXXII corpo d'armata, di entrare in linea presso Oradea, rendendo così disponibile la 23. Panzer-Division per contrattaccare verso la breccia di Arad, mentre anche la divisione panzergranadier Feldherrnhalle, in ricostituzione a Mezokovesd, entrò in azione per presidiare la linea del fiume Tibisco contro l'avanzata del 2º Fronte Ucraino.

Il 7 ottobre le forze sovietiche della tenaglia meridionale continuarono ad avanzare verso il Tibisco, mentre l'altro raggruppamento rimase bloccato davanti ad Oradea, dove i tedesco-ungheresi fermarono diversi tentativi avversari di aggiramento, condotti dalla 6ª Armata corazzata della Guardia e dal 33º corpo fucilieri. Il maresciallo Malinovskij decise a questo punto di dirottare la sua tenaglia meridionale verso nord in direzione di Debrecen, allo scopo di schiacciare le forze dell'Asse che difendevano Oradea fra il Gruppo di cavalleria meccanizzata del generale Pliev e la 6ª Armata corazzata della Guardia[17].

Il 10 ottobre le truppe del maresciallo Malinovskij occuparono diverse teste di ponte sulla riva occidentale del Tibisco fra Mindszent e Szolnok, ed elementi della 46ª Armata e del 18º Corpo corazzato arrivarono presso Kecskemet a soli 70 chilometri da Budapest. Tuttavia la maggior parte delle forze di Malinovskij era stata inviata a supportare il Gruppo di cavalleria meccanizzata di Pliev sull'altra riva del fiume e gli ungheresi dell'VIII corpo, presto rafforzati dal 4º Panzerkorps tedesco, poterono contrattaccare per ricacciare i sovietici ed i rumeni entro l'11 ottobre sull'altra riva del Tibisco. Resistette solo la testa di ponte di Mindszent, dove la 243ª divisione fucilieri sovietica, supportata dal VII corpo romeno, riuscì a respingere i contrattacchi della 1ª divisione corazzata e della 23ª divisione di fanteria ungheresi. Successivamente le divisioni rumene 2ª e 4ª andarono a rafforzare la testa di ponte di Szolnok.

Il 19 ottobre a Szolnok la 4ª divisione fanteria rumena fu attaccata dalle divisioni ungheresi 1ª di cavalleria e 1ª di fanteria, poi dalla24. Panzer-Division e dalla 4. Panzergranadier delle SS con un battaglione di carri Tigre II (reparti appartenenti al 4º Panzerkorps). Le truppe rumene vennero sbaragliate, mentre anche la 2ª divisione rumena attaccata dalle divisioni ungheresi 1ª di cavalleria, 1ª fanteria e 20ª fanteria, il 25 ottobre, fu costretta a ripiegare oltre il fiume. Le forze dell'Asse riattraversarono il Tibisco rioccupando Turkeve e Mezőtúr[18], ma tra il 26 e il 29 ottobre la 19ª divisione rumena riuscì a respingere tutti gli attacchi poco oltre Mezőtúr.

Battaglie di carri a Debrecen

td circuito jrdiot

22 aprile 1945: CROLLA LA RUHR
Fronte sovietico.Il 1° Fronte bielorusso (Zukov), ormai alla perif eria di Berlino, raggiunge la linea Fùrstenwalde-Strausberg-Bemnau. Da sud, il 1° Fronte ucraino (Konev) avanza verso nord in direzione di Berlino e verso ovest in direzione di Dresda. Il comando tedesco annuncia che le difese esterne della capitale incominciano a essere investite dal nemico. In Cecoslovacchia, il 4° Fronte ucraino (Petrov) conquista il nodo stradale di Troppau (Opava) a nord-ovest di Moravska-Ostrava (Ostrava).Il 2° Fronte bielorusso (Rokossovskij) estende la propria penetrazione fra Stettino e Greifenhagen. Le residue forze tedesche in Prussia Orientale, raggruppate nella zona di PiIlau (Baltijsk), sono sottoposte all’incessante pressione sovietica. La punta più avanzata sovietica e la punta più avanzata americana stanno per toccarsi a Torgau: LA GERMANIA E' SPACCATA IN DUE. Immutata la situazione in Austria e in Iugoslavia.
Fronte occidentale.Mentre le unità della 9à armata che ancora non hanno raggiunto il Reno avanzano rapidamente verso la riva occidentale del fiume, nel settore della 1à armata USA il VII corpo prosegue la battaglia per la città di Dessau.
Le divisioni del XXI corpo (7à armata USA) raggiungono il Danubio a Lauingen e nei pressi di Dillingen, stabilendo delle teste di ponte oltre il fiume. Più a sud il Danubio viene raggiunto e superato anche dal VI corpo nei pressi di Ehingen.
Nel settore in cui opera la 1à armata francese, il II corpo consolida le sue posizioni nel settore di Stoccarda cominciando a occupare la regione a sud di Tubinga. La 1à divisione corazzata del I corpo avanza rapidamente lungo il Danubio in direzione di Ulma.
Fronte italiano.Mentre il IV corpo della 5à armata raggiunge il Panaro, superando successivamente Modena, il V corpo dell'8à armata britannica raggiunge Ferrara.

Le posizioni tedesche sul Reno, dunque, erano destinate a crollare, liberando agli Alleati la via per la conquista del bacino della Ruhr, centro fondamentale per l'industria bellica tedesca. Quando agli inizi di aprile del 1945 l'Heeresgruppe B, sotto il comando di Model, venne circondato dalle forze Alleate nella cosiddetta sacca della Ruhr, Model dapprima ordinò un'accanita resistenza, respingendo diverse proposte di capitolazione; poi, resosi conto della disperata situazione, ordinò ai suoi uomini di cessare i combattimenti nella sacca della Ruhr e sciolse il gruppo di armate. Oltre 300.000 soldati e 30 generali tedeschi furono così fatti prigionieri degli Alleati.

Prima di arrendersi, Model chiese al suo Capo di stato maggiore: "Secondo lei abbiamo fatto tutto il possibile per giustificare il nostro comportamento agli occhi della storia? C'è dell'altro da fare?". Poi dopo un breve momento di silenzio aggiunse: "In passato i condottieri si avvelenavano". Il 21 aprile 1945 seguì il loro esempio. Il suicidio di Model risparmiò il feldmaresciallo tedesco da un processo per crimini di guerra, richiesto con decisione da parte dei sovietici, che lo avrebbe condotto a una sicura condanna a morte. Model fu seppellito nella Ruhr, nello stesso luogo dove si suicidò.

td circuito jrdiot


 

IL CROLLO DELLA GERMANIA NAZISTA AD OVEST

All'inizio del 1945 il Comandante supremo delle Forze Armate Alleate, il generale Dwight D. Eisenhower aveva a disposizione 73 divisioni: 49 di fanteria, 20 corazzate e 4 aviotrasportate. Di queste, 49 divisioni erano americane, 12 britanniche, otto francesi, tre canadesi e una polacca. Nel febbraio 1945 allo schieramento alleato si aggiunsero sette divisioni americane e ulteriori rinforzi da parte degli altri Paesi alleati per un totale di 90 divisioni.

La linea del fonte lungo il Reno era lunga 720 km: partiva dal confine franco-svizzero fino alla foce del fiume nel Mare del Nord, nei Paesi Bassi. Le forze alleate erano organizzate in tre gruppi d'armate. A nord, dal Mare del Nord fino ad un punto a circa 16 km a nord di Colonia, erano schierati: il 21º Gruppo d'Armate britannico comandato dal generale Bernard Montgomery costituito dalla 1ª Armata canadese guidata da Harry Crerar, dalla 2ª Armata britannica di Miles Dempsey e dalla 9ª Armata americana di William H. Simpson.

I TRE GRUPPI DI ARMATE ALLEATE: IL 21° A NORD, IL 12° AL CENTRO ED IL 6° A SUD

Al centro della linea alleata (fino ad un punto a circa 24 km a sud di Magonza) era schierato il 12º Gruppo d'Armate americano di Omar N. Bradley. Sotto il comando di Bradley c'erano la 1ª Armata USA di Courtney Hodges a nord e la 3ª Armata USA di George S. Patton a sud. Infine, a sud fino al confine con la Svizzera era schierato il 6º Gruppo d'Armate USA comandato dal generale Jacob L. Devers, costituito dalla 7ª Armata USA di Alexander Patch a nord e la 1ª Armata francese del generale Jean de Lattre de Tassigny a sud.

td circuito jrdiot

Le forze tedesche: SOLO 26 DIVISIONI AL 22 MARZO, HITLER SPOSTA TUTTA LA DIFESA AD EST CONTRO I RUSSI sapendo che la linea di demarcazione stabilita a YALTA è il fiume Elba. Oltre gli Alleati non possono proseguire

Il nuovo Oberbefehlshaber West Albert Kesselring, che il 10 marzo 1945 aveva sostituito il Feldmaresciallo Gerd von Rundstedt come Comandante in capo della Wehrmacht sul fronte occidentale, aveva dimostrato durante la campagna d’Italia ottime capacità difensive. Tuttavia Kesselring non aveva a disposizione uomini e mezzi sufficienti per poter organizzare la difesa del Reno.

Nel marzo 1945 le forze tedesche sul fronte occidentale erano ormai ridotte a 26 divisioni (organizzate in tre gruppi: H, B e G) e non c'erano possibilità di ottenere rinforzi sufficienti. Hitler, infatti, continuava a concentrare la maggior parte dell'esercito per frenare l'avanzata sovietica: si stima che nell'aprile 1945 ci fossero circa 214 divisioni tedesche schierate sul fronte orientale.

La strategia di Eisenhower: TUTTA LA SPINTA VERSO CENTRO-SUD

Dopo aver occupato il bacino della Ruhr Eisenhower aveva programmato di far avanzare il 21º Gruppo d'Armate britannico verso Berlino attraversando la Germania settentrionale protetto dalla 12ª e la 6ª Armata USA che avrebbero dovuto proteggere questa offensiva con una serie di attacchi contro le forze tedesche.

Nel marzo 1945, però, Eisenhower decise di rivedere la sua strategia. I Sovietici, infatti, erano ormai a meno di 50 km da Berlino mentre gli anglo-americani distavano più 480 km e dovevano ancora attraversare il fiume Elba. Inoltre, circolavano insistenti voci che Hitler e il suo Stato Maggiore avessero intenzione di asserragliarsi in un ridotto alpino (in tedesco Alpenfestung) per resistere ad oltranza.

A consigliare una rapida avanzata verso sud c'erano inoltre considerazioni di carattere militare: la 1ª armata USA di Hodge aveva conquistato un ponte sul Reno a Remagen e la 3ª Armata di Patton aveva distrutto la 1ª Armata tedesca nella Saar.

La battaglia

Le ultime operazioni delle forze alleate tra il 19 aprile e il 7 maggio 1945.

LA DIRETTRICE OPPENHEIM-WORMS-LIPSIA-CHEMNITZ IL MAGLIO PRINCIPALE, MAGDEBURGO E RUHR A NORD LA DIRETTRICE SECONDARIA

Il 19 marzo Eisenhower ordinò a Bradley di prepararsi ad attaccare a partire dal 22 marzo. Due giorni dopo, il 21 marzo Bradley autorizzò un'offensiva di Patton sul Reno per preparare l'avanzata di Montgomery. Patton fece finta di avanzare verso nord del fiume Meno (che scorre parallelamente al Reno 48 km a est di questo), dove i tedeschi si aspettavano un'offensiva, ma attaccò a Nierstein-Oppenheim

La notte del 22 marzo la 5ª Divisione americana di fanteria attraversò il Reno senza incontrare resistenza, seguita in pochi giorni dal resto della 3ª Armata. Il 26 marzo la 6ª Armata attaccò le forze tedesche a Worms (40 km a sud di Magonza) e, superate le difese nemiche, si assestò oltre il Reno. A seguito di questi successi, il generale Montgomery lanciò l'Operazione Plunder e attraversò il Reno a capo del 21º Gruppo d'Armate composto da oltre 1.250.000 uomini.

In pochi giorni le forze alleate avevano intrappolato l'esercito tedesco nella Ruhr e in pochi giorni il Gruppo d'armate B dell'esercito tedesco dovette arrendersi (oltre 325.000 soldati tedeschi vennero fatti prigionieri) e il suo comandante Walther Model si suicidò. L'offensiva alleata proseguì lungo l'Elba. La 1ª Armata di Hodge avanzò verso Lipsia mentre a nord la 9ª Armata progredì verso Magdeburgo. A sud la 3ª Armata di Patton si diresse a est verso Chemnitz e poi proseguì verso l'Austria. Contemporaneamente il generale Denver mosse verso la Baviera e la Foresta Nera.

Il 9 aprile 1945 il 12º Gruppo d'Armate USA oltrepassò l'Elba. Ormai le difese tedesche erano stremate e opponevano scarsa resistenza. Il 26 aprile le forze alleate raggiunsero quelle sovietiche a Torgau (dove avvenne l'incontro tra il generale Emil F. Reinhardt e il generale Vladimir Rusakov) tagliando in due il territorio tedesco.

La resa tedesca

Le posizioni degli Alleati e dell’Armata Rossa nel maggio 1945

Alla fine di aprile ormai il Terzo Reich era stato distrutto. Hitler si suicidò il 30 aprile 1945 lasciando all'ammiraglio Karl Dönitz il compito di arrendersi. Dopo aver cercato invano di negoziare (proponendo una resa solo sul fronte occidentale) il 7 maggio Dönitz incaricò il generale Alfred Jodl di firmare la resa incondizionata. L'8 maggio 1945, con la capitolazione della Wehrmacht e la fine del nazismo aveva termine la guerra in Europa.

td circuito jrdiot

 

td circuito jrdiot

CULTURA E SPETTACOLO

Massimo Fini: “Sono cieco. Finisce la mia storia di scrittore e giornalista”

L'autore ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un messaggio di saluto per i lettori: "Nella vita arriva sempre un momento in cui, per una ragione o per l'altra, si deve uscire di scena". Classe 1943, di padre toscano e madre russa, dopo aver lavorato come impiegato alla Pirelli, copywriter, pubblicitario e bookmaker approda al giornalismo nel 1970

“Sono diventato cieco. La mia storia di scrittore e giornalista finisce qui”. Con queste parole, pubblicate domenica 8 marzo sulla sua pagina Facebook, Massimo Fini ha salutato i suoi lettori. “Sono diventato cieco. O, per essere più precisi, semicieco o ‘ipovedente’ per usare il linguaggio da collitorti dei medici. In sostanza non posso più leggere e quindi nemmeno scrivere. Per uno scrittore una fine, se si vuole, oltre che emblematica, a suo modo romantica, ma che mi sarei volentieri risparmiato”.

Nel suo congedo il giornalista fa riferimento al suo ultimo lavoro autobiografico: “Una Vita è quindi il mio ultimo libro. E la mia storia, di scrittore e giornalista, finisce qui. Del resto nella vita arriva sempre un momento in cui, per una ragione o per l’altra, si deve uscire di scena. Il sito rimane aperto per chi voglia sottoscrivere il Manifesto, per le mail (ho qualcuno che mi dà una mano), per inviti, conferenze, interviste perché se ho perso l’uso della vista non ho perso quello della parola e, spero, nemmeno il ben dell’intelletto. Un grazie a tutti quelli che mi hanno seguito in questi ultimi, e per me molto faticosi, anni.”

Classe 1943, di padre toscano e madre russa, dopo aver lavorato come impiegato alla Pirelli, copywriter, pubblicitario e bookmaker Massimo Fini approda al giornalismo nel 1970, lavorando nell’arco di una vita come cronista ed editorialista per quasi 100 testate tra cui l’Avanti, l’Europeo, Il Giorno, L’Indipendente, fino a collaborare con il Fatto Quotidiano ed Il Gazzettino.

 

Mel Gibson torna alla regia dopo 10 anni, girerà in Australia Hachsaw Ridge

Il film è basato sulla vita di Desmond T. Doss, il primo obiettore di coscienza a essere insignito della Congressional Medal of Honor americana per aver salvato decine di soldati in battaglia. Il protagonista della pellicola dovrebbe essere Andrew Garfield, boyfriend di Emma Stone, attore di Leoni per agnelli di Redford, come per The amazing Spider Man 1 e 2 e tra i protagonisti del prossimo film di Scorsese, Silence

Sarà Hachsaw Ridge, basato su una singolare storia di eroismo durante la seconda guerra mondiale, a segnare il ritorno di Mel Gibson alla regia cinematografica dopo dieci anni di traversie a livello di immagine pubblica, dovute ad accuse di antisemitismo e ai maltrattamenti riservati all’ultima moglie. La notizia della pre-produzione del nuovo film è stata diffusa dai media australiani perché il ritorno da regista per l’attore della quadrilogia Arma Letale avverrà proprio su un set dell’Australia. Lo ha specificato il produttore della pellicola, Bill Mechanic: “Gireremo in Australia, probabilmente in più di una delle tre regioni orientali del Queensland, Nuovo Galles del Sud e Victoria”.

Il film è basato sulla vita di Desmond T. Doss, il primo obiettore di coscienza a essere insignito della Congressional Medal of Honor americana per aver salvato decine di soldati in battaglia mentre prestava servizio come medico. La star che Gibson si appresterebbe a dirigere nel ruolo del dottor Doss è Andrew Garfield, il boyfriend di Emma Stone, attore di Leoni per agnelli di Robert Redford, come per The amazing Spider Man 1 e 2 e tra i protagonisti del prossimo film di Martin Scorsese, Silence.

Il personaggio di Doss nella realtà storica si rifiutò di uccidere e portare un’arma in combattimento, per via delle sue convinzioni religiose in quanto appartenente alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno. Randall Wallace tornerà a scrivere con Gibson la sceneggiatura del film, dopo che i due aver lavorato da solo per lo script di Braveheart e We were soldiers, concentrando il racconto su uno degli episodi più drammatici della guerra sul fronte del Pacifico tra esercito americano e giapponese: la battaglia sull’isola di Okinawa che si protrasse da marzo a giugno del 1945 e in cui Doss si distinse per eroismo mettendo in salvo, sotto il fuoco nemico, decine di marine.

Gibson tornerà così alla regia dopo un decennio di inattività dietro la macchina da presa, e dopo una faticosa rentrée come attore nel post 2006. L’attore nato negli Usa ma trasferitosi con la famiglia in Australia, dopo l’esordio con Interceptor/Mad Max nel 1979, divenne ulteriormente celebre per la saga di Arma Letale dove interpretava l’agente dai modi rudi e anticonvenzionali Martin Riggs; anche se già l’interpretazione di Gallipoli/Gli Anni spezzati nel 1981 e Un anno vissuto pericolosamente (1982), entrambi per la regia di Peter Weir, lo avevano consacrato attore di rango.

È del 1995 l’exploit che lo iscrive nella storia di Hollywood: il progetto Braveheart – Cuore impavido, che lo vede anche protagonista principale e produttore, vince cinque Oscar, tra cui quello come miglior regista e miglior film. Per parecchi anni lascia perdere la regia e si dedica alla recitazione (Signs di Shyamalan e What women want, per segnalarne la versatilità), ma la fama e la credibilità ricevute grazie al massimo riconoscimento mondiale per l’industria del cinema, Gibson le utilizza nel 2004 per uno dei film più controversi e discussi dell’ultimo decennio: La passione di Cristo. Il film sugli ultimi giorni di Gesù, immersi in un sanguinolento grand guignol di sofferenza, porta ad una contrapposizione di interpretazione che negli anni a venire si trasferiranno dal film al suo creatore: da una parte i cattolici più intransigenti elogiano il film, dall’altro la comunità ebraica e molti teologi di fama mondiale sostengono che La Passione di Cristo inciti all’odio antisemita.

Ad affossare ulteriormente l’attore è lo scoop della radio New York WSNR che intervistando il padre, mister Hutton Gibson, registra l’affermazione dell’anziano: “l’Olocausto è un’invenzione”. Mel si dissocia ma la frittata è fatta. Emerge così la fuga del padre estremista di destra dagli Usa verso l’Australia per paura di “corruzione morale del ‘68” sui figli. La carriera di Gibson lentamente si inabissa giusto il tempo per l’ultima regia, Apocalypto (2006): si separa dalla storica moglie Robyn con cui aveva avuto sette figli; finisce nel tunnel dell’alcolismo; viene arrestato per guida in stato di ebrezza e urla ai poliziotti “fottuti ebrei” e “gli ebrei sono responsabili delle guerre di questo pianeta; fino alle reiterate molestie alla nuova compagna di origine russa nel 2009.

L’ultimo decennio per Gibson è un travaglio di proporzioni bibliche: allontanato dalle produzione che contano, particine imbarazzanti come ne I mercenari 3. Ora la possibile rinascita con Hachsaw Ridge, prodotto da quel Bill Mechanic che potrebbe essere il passpartout per rientrare dalla porta di servizio in qualche studios di medio livello ad Hollywood. Infatti Mechanic, dopo aver lavorato alla Fox tra il ’96 e il 2000 è stato tra i produttori di The New World, Coraline e la porta magica, nonché della Notte degli Oscar 2010.

 

Blade runner 2, Harrison Ford: “La sceneggiatura migliore che abbia mai letto”

“Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi”. Probabile che il replicante Roy Batty/Rutger Hauer si riferisse inconsciamente al sequel più atteso della storia del cinema. Quel Blade Runner 2 la cui ufficialità è arrivata negli ultimi giorni sia dal regista che dall’attore che nel film culto interpretava l’agente Rick Deckard

“Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi”. Probabile che il replicante Roy Batty/Rutger Hauer si riferisse inconsciamente al sequel più atteso della storia del cinema. Quel Blade Runner 2 la cui ufficialità è arrivata nelle ultime ore sia dal regista di Blade Runner, Ridley Scott, che dall’attore Harrison Ford che nel film culto interpretava l’agente Rick Deckard.

I contenuti del tira e molla iniziato nel 2011 attorno all’imminente apertura del nuovo set, facevano comunque presagire che il film girato nel 1982 avrebbe avuto un fratellino in digitale. Il regista di Blade Runner 2 sembra però essere il canadese Denis Villeneuve, perché Ridley Scott dovrebbe occuparsi soltanto della produzione con la sua Scott Free Production – con cui recentemente ha prodotto il suo Exodus, Italy in a day di Salvatores, e produrrà Prometheus 2 – affiancandosi alla Alcon, titolare del progetto, e alla Warner Bros che starà in cabina di comando.

Il regista dovrebbe essere il canadese Denis Villeneuve che si è fatto conoscere per IncendiesPolytechnique

Villeneuve, ufficialmente ancora in trattativa per la regia, anche se l’inizio set è già previsto per l’estate 2016, si è fatto conoscere per un film art house come Incendies (La donna che canta, 2010) e ancora prima alla Quinzaine di Cannes con il cervellotico ma affascinante Polytechnique (2009). Lo sbarco ad Hollywood e le consegne della Warner, per uno dei sequel più delicati e a rischio fischi, sembra gli siano state date dopo la sue eccellente prova nel thriller Prisoners con Jake Gyllenhaall e Hugh Jackman. Anche se l’ultimo progetto di Villeneuve, Enemy, sempre con Gyllenhaall, tratto da José Saramago, presentato a Toronto nel 2013, è passato letteralmente inosservato sugli schermi americani, tanto da pensare che la brillante stella canadese fosse già finita nella lunga lista nera dei registi inaffidabili per Hollywood.

Curioso invece è il percorso che ha preso lo script per Blade Runner 2, una sceneggiatura che Harrison Ford ha definito: “La cosa migliore che ho letto in vita mia”. Ufficialmente vengono accreditati tre nomi: Ridley Scott, Michael Green e Hampton Fancher. Green è un  prolifico autore di serie tv Usa (Smallville, Sex and the City, Heroes e Kings) e sta già lavorando con Scott alla realizzazione di Prometheus 2. Fancher, oggi 76enne, è invece un bizzarro ritorno di fiamma. Fu lui che negli anni settanta ebbe l’intuizione di convincere Philip K. Dick – dal suo romanzo Il cacciatore di androidi (1968) nacque tutto – a poter scrivere una riduzione della sua opera letteraria. Una volta riuscito nell’intento e, attraverso il produttore Michael Deeley, spinto Ridley Scott a dirigere un film tratto dal suo scritto, Fancher si ritrova fuori all’improvviso dal progetto: non avendo mai apprezzato del tutto la versione “ecologista” dello script Scott chiamò David Peoples (successivamente autore delle sceneggiature de Gli Spietati e L’esercito delle 12 scimmie) a riscrivere per intero il copione. Da lì la storica rottura tra Fancher e Scott che oggi si ricompone proprio nell’aver ideato il sequel di Blade Runner.

Ridley Scott dovrebbe occuparsi soltanto della produzione. L’inizio set è già previsto per l’estate 2016

La storia che dovrebbe svolgersi vent’anni dopo i fatti del 2019, ambientati in una originalissima Los Angeles cupa e distopica, vede già la presenza confermata di Harrison Ford. L’ex falegname, interprete sul finire degli anni settanta/inizio ottanta di almeno cinque film che hanno fatto la storia del cinema, è già tornato nei panni di Indiana Jones vent’anni dopo nel 2008, e recentemente ha rivestito il ruolo di Han Solo dopo 32 anni dal Ritorno dello Jedi. Non si sa se lo script firmato Scott-Fancher-Green preveda di resuscitare i replicanti del 1982. Rutger Hauer e Daryl Hannah sono ancora in attività. Sean Young/Rachel ha invece praticamente chiuso la sua carriera a fine anni ottanta e poi è salita agli onori della cronaca per la sua cronica dipendenza dall’alcool, per le molestie al regista Julian Schnabel durante il Directors Guild of America awards nel 2008 o quando ha tentato di entrare senza invito ad una festa durante la Notte degli Oscar 2012 finendo arrestata dalla polizia.

La storia che dovrebbe svolgersi vent’anni dopo i fatti del 2019 vede già la presenza confermata di Harrison Ford

C’è infine il nucleo centrale del discorso sequel. Un sensibilissimo piano inclinato in cui decine di produzioni hanno scivolato finendo nel ridicolo o nel patetico (vedi ad esempio Blues Brothers 2000). L’originalità di Blade Runner, le stigmate del cult universale, derivano proprio da un set e dall’ideazione di un mondo altro che rivoluzionò l’immaginario fantascientifico, a sua volta modificato senza appello da 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick nel 1968. Se l’allora direttore della fotografia e scenografo del film, Jordan Cronenweth, è scomparso, Douglas Trumbull che di Kubrick fu collaboratore proprio per 2001 e di Scott curatore degli effetti speciali è ancora in attività. Il set di Blade Runner è diventato in breve tempo una sorta di spazio archetipico, marchio e pietra di paragone per ogni film a venire. Sarà davvero dura raccogliere l’origami a forma di unicorno e continuare a raccontare di replicanti e di futuri distopici.

 
Festival di Berlino 2015, Knight of Cups
Nuova parabola esistenziale di Malick

Oggi in concorso a Berlinale 2015 giunta a un passo dalla metà della corsa all'Orso d'oro arriva la pellicola del regista de La sottile linea rossa. Nel cast Christian Bale (protagonista assoluto) e Natalie Portman

“Quando si raggiunge una certa età, le cose iniziano ad avere un senso: sei perso come prima, ma almeno ne sei consapevole”. Così recita Knight of Cups, nuovo tassello del cinema-mondo di Terrence Malick, oggi in concorso a Berlinale 2015 giunta a un passo dalla metà della corsa all’Orso d’oro. Malick naturalmente non è presente: ha mandato come da tradizione i protagonisti del suo sempre ricco cast in veste di “testimoni” del suo film, destino in questo caso toccato alle superstar Christian Bale (protagonista assoluto) e Natalie Portman. E fanno quasi tenerezza le loro risposte alle (ovviamente inutili) domande dei giornalisti: capire e apprezzare Malick forse significa anche lasciarlo scorrere nelle sue immagini, nei suoi dialoghi ormai “ridotti” a monologhi interiori dei personaggi, sempre fluttuanti e smarriti in un universo cinesistenziale inconfondibile.

“Il mio personaggio è in viaggio verso qualcosa, ma non sa neppure lui cosa. Comprende e vuole fuggire dal vuoto in cui versa la sua vita, pur di successo e ricchezza, e sente il desiderio per qualcosa di più, di alto” prova a spiegare Bale, presentatosi a Berlino in lunghe capigliatura e barba, che nel film rappresenta il “fante di coppe” che dà il titolo al film. Interamente ambientato a Los Angeles e dintorni con una puntata a Las Vegas, racconta la parabola esistenziale di un giovane uomo di cinema immerso e distratto dalle gioie del successo.

Donne bellissime, dimore principesche, divertimenti assoluti. Eppure regna il vuoto, l’aspirazione a un Amore duraturo, forse a un figlio, ai legami famigliari. Di certo alla pienezza della vita come viaggio. Come gli ultimi due di Malick (The Tree of Life - Palma d’oro a Cannes nel 2011 – e To the Wonder 2012) la poetica di Knight of Cups ricalca uno stile di forte marca evocativa con la quasi totale assenza di dialoghi sostituiti – si diceva – dai monologhi interiori, riprese ardite su personaggi in ambienti liquidi che prediligono gestualità e camminate lungo location mai casuali. Il tutto accompagnato da una colonna sonora di chiara funzione narrativa. “Terry è un essere umano unico, speciale, una delle poche persone che conoscendole superano le già alte aspettative” chiosa raggiante la Portman che si dichiara “fan di Malick da sempre” ed onorata che lui abbia accettato di presentare a Berlino (in video?) il documentario The Seventh Fire da lei prodotto. Ciò che esce dalla bocca della coppia Bale-Portman può ormai considerarsi una litania ricorrente rispetto a tutti gli attori partecipanti ai suoi film: uomo immenso, maestro puro, spirito eccelso e processo creativo non convenzionale.

Ma, ormai, i suoi film dividono critica e pubblico, dopo un’unanimità di assoluta positività che aveva tenuto fin a La sottile linea rossa (1998) peraltro vincitore dell’Orso d’oro. Un premio che a questa edizione si prepara ad essere ben conteso, almeno a giudicare dalle pellicole passate finora di buona media. Con un picco speciale: il documentario antropologico/esistenzialista del cileno Patricio Guzmàn, El Botòn del Nàcar. Profondamente universale ed altrettanto legato alla Storia del Cile, offre la perfetta combinazione di piaceri: per i sensi, l’intelletto e l’anima.

 

 

‘American Sniper’, il cecchino Clint ricorda ‘La tregua’ di Primo Levi

La guerra è già cominciata. Dalla guerra non si torna. Guerra è sempre. Questo è il film American Sniper di Clint Eastwood. L’ultima frase non c’è nel film. Appartiene al Greco, personaggio del libro di Primo Levi La tregua, che la dice come saluto ai compagni di prigionia, una volta liberati dal campo. Ma è come se regista, attori e personaggi veri che hanno ispirato il film American Sniper la sapessero e l’avessero pronunciata anche loro. Come ne La tregua questa non è esaltazione della guerra, sono le cose così come sono. Fate caso all’inizio: Chris Kyle (è il personaggio vero e il nome dell’eroe nel film) si è arruolato nei Navy Seal (corpo speciale per persone con corpi speciali) non contro qualcuno, che non sa, non conosce, non immagina, non odia. Ma per qualcuno, il suo Paese che è naturale difendere. Infatti la sposa è bella e il bambino è in arrivo. Ed è un caso che un gravissimo attacco all’America (l’11 settembre) avvenga nello stesso tempo. In un istante Kyle, che è profondamente in pace nella storia d’amore e nel rapporto col figlio che aspetta, entra, come da una stanza all’altra, dentro la guerra. In questo punto del film c’è un importante messaggio che il regista vuole dare e che è più di una intuizione, è una constatazione: la guerra c’è già. Il racconto (seguendo la nostra tradizionale immagine della vita) ha un poco distorto i fatti, all’inizio, facendoci vedere prima l’uomo che si prepara a fare bene il suo dovere se necessario, poi l’uomo, amante, e padre fra poco, che però deve andare in guerra. Ovvero, deve tornare in guerra. Perché, come si vede fra poco, e come dice il Greco a Primo Levi subito fuori dai cancelli di Auschwitz, quando tutto sembra l’inizio della pace, “guerra è sempre”. L’espediente di Eastwood, per stare con noi spettatori che crediamo in un lunga pace e brevi guerre, ci mostra ancora una volta le orrende immagini dei grattacieli trapassati dagli aerei suicidi capaci di un danno immenso, come se fosse un improvviso capovolgimento della realtà. Un momento fa tutto bene. Un istante dopo, per malefica volontà, tutto male.

E ci vorrà una disumana fatica e un sacrificio immenso per tornare alla “normalità” del prima, mettendo il prezzo delle vittime innocenti a carico degli assassini. Ma il passaggio da un mondo di pace, di mogli amorevoli e di culle pronte, alla postazione di guerra che Kyle terrà in tutto il film, è troppo rapida per essere la cronaca del dramma subìto dagli Stati Uniti con l’attacco alle Torri. Il regista di questo film ci sta dicendo di più. La sequenza è vera. Ma la guerra è più vera, nel senso che è la sola cosa solida e duratura che esige il tuo corpo, la tua mente, il tuo coraggio e anche la tua freddezza e il meglio delle tue qualità professionali e della buona organizzazione della tua vita interiore. So che sto correndo il rischio di dire che Clint Eastwood ha esaltato la guerra e in particolare il massacro che è stato la guerra in Iraq. Non è vero, non è quello che penso. Provo a dirlo in un altro modo. American Sniper sono tre film: un film di guerra (con le migliori qualità del genere: sappiamo con chi stare e troviamo ragionevole e necessario l’agire); un film di destino: la vita va in tanti modi, e se il torrente in cui ti sei buttato ti porta alla guerra, non ti resta che affrontare la guerra, senza distinzioni tra il bene e il male e una precisa osservanza delle regole d’ingaggio; un film d’America, perché, nel bene e nel male, un eroe preciso, calmo, malinconico, competente e neutrale, lo puoi trovare solo nel profondo del Texas. Ho detto una parola inconcepibile in questo contesto, “neutrale”, e la devo spiegare. Il Navy Seal Chris Kyle non sta combattendo, dentro la guerra una sua guerra. E ha, come impegno esplicitamente preso fin dall’inizio (della vita, si direbbe, non della guerra) quella della miglior difesa professionale della sua patria e della sua famiglia. Essenziali sono le due scene in cui l’obiettivo dentro l’arma altamente specializzata del cecchino sono due diversi bambini. Uno sta per lanciare una bomba e bisogna abbatterlo, cosa che avviene con precisione impeccabile, senza un cenno di reazione del regista o del protagonista. Il secondo bambino è più piccolo, stenta a reggere il bazooka, e il Navy Seal Kyle mormora “lascialo cadere, lascialo cadere”. Per confermare la regola. Non spari a un bambino per quanto nemico, se non porta un bazooka. Anzi non vuoi farlo per naturali ragioni umane e speri di non farlo. Il bambino lascia cadere la micidiale arma troppo pesante e scappa. Kyle non spara, sempre in silenzio. Come dire, è equidistante dal male e vi entra solo se necessario e per dovere professionale. Come tale non ha sentimenti, neppure il patriottismo. Piuttosto la sua condizione umana si manifesta nella solidarietà al gruppo. Non si abbandona nessuno, mai. È la regola dei film di guerra, s’intende. Ma il professionista perfetto ha il suo momento di estremo equilibrio e di estremo squilibrio mentre deve decidere di colpire (e lo colpisce, eliminandolo) un cecchino avversario, troppo pericoloso e troppo lontano, commettendo insieme un prodigio (colpisce con esattezza alla impossibile distanza di un miglio) e un grave errore: rivela la sua posizione e quella di tutti i suoi compagni. E il suo salvarsi, tra tante perdite, appartiene più al film del destino che al film di guerra.

Ma ecco come riassumere la storia: non c’è interruzione nella narrazione di guerra. Persino l’inquadratura nella quale il protagonista ritorna per sparare con precisione dopo brevi interruzioni di vita familiare, è la stessa, esattamente la stessa, come tornare in fabbrica. La pace è vaga, nebbiosa, breve, unilaterale, infida. Il maschio è un genere potente, esclusivo ed equanime. Uccide se necessario, e lo fa con bravura. Quando lo togli di lì è stordito, buono, incline ad aiutare. Ma, in piena pace (una pace a cui il regista, il protagonista, il film non credono non perché vogliono la guerra ma perché è il risultato della loro escursione nel giro vita-morte) un altro soldato lo uccide, uno malato che Kyle cercava di aiutare. Clint Eastwood ha fatto uno dei suoi film più freddi e più belli. Infatti, invece di un racconto, ci dà le riflessioni di un saggio. E benché lui sia un narratore straordinario e sia considerato un conservatore, questa è una storia dura senza punti di appoggio o conforto, non Dio, non la patria, non la famiglia. In qualunque momento, la guerra è già cominciata. E continua. La sfida è accettarne le regole. Il resto è destino.

Si è imposto con alcune apparizioni in Sex and the city. Ma da Il lato positivo (con Jennifer Lawrence nel 2012), l'attore americano Bradley Cooper, 40 anni il 5 gennaio, ha iniziato a mostrare di che pasta è fatto. Dopo il thriller Come un tuono, American Hustle (ancora con Lawrence) e il dramma Una folle passione (sempre con la giovane Jennifer), Cooper torna con American Sniper di Clint Eastwood (il 1° gennaio). Cronaca vera sulla guerra in Iraq vista attraverso gli occhi di uno dei più micidiali cecchini della storia americana. Nel film Cooper è "gonfio" di muscoli: una notevole trasformazione fisica da "method acting" per il ruolo del militare tutto d'un pezzo. Per anni scapolo d'oro di Hollywood, adesso è legato (o forse non più, secondo alcuni siti americani di gossip) alla modella inglese di 22 anni Suki Waterhouse. Ma, nel nostro incontro a New York, dichiara che la sua vera anima gemella è proprio Jennifer Lawrence: "Il mio grande amore platonico". In questi giorni, l'attore è in scena a Broadway in The elephant man, tratto da film del 1980 di David Lynch. Nei primi minuti dello spettacolo, è in scena in mutande, e si trasforma letteralmente davanti agli occhi del pubblico.
 

Video

Si intitola "American sniper" il nuovo film di Clint Eastwood. Basato su una storia vera, il film vede Bradley Cooper nei panni del Navy Seal Chris Kyle, che in Iraq è diventato il cecchino più letale nella storia degli Stati Uniti e che ha lottato per lasciarsi la guerra alle spalle raccontandola nel libro da cui poi è stata tratta la sceneggiatura del film. "American sniper" uscirà nelle sale americane il 25 dicembre e in quelle italiane il 1° gennaio.

Com'è stato lavorare con Clint Eastwood?
"Lo adoro. In passato feci una registrazione per Flags of our fathers e Gran Torino, perché Clint non fa provini, ma non mi prese. Con American Sniper finalmente ce l'ho fatta. Tutto quel che avevo sentito dire di lui è vero: è un uomo di poche parole e non prova. Sul set porta un'energia meravigliosa e potente. Abbiamo girato in spazi talmente ristretti da rendere necessario l'uso di una cinepresa molto piccola che lui stesso ha preso in mano: mi ha detto di saltargli sopra, ha girato la scena, poi ha dato la macchina al cameraman dicendogli sornione: ora prova tu a rifarlo".

Ha incontrato Chris Kyle, il vero cecchino, prima che fosse ucciso da un commilitone?
"Una sola volta. Nel 2011 abbiamo presentato il progetto alla Warner Brothers e lui era esitante. Gli dicevo, 'capisco le tue paure, ma questa è la prima cosa che produco e voglio che tu sappia che lo farò con impegno totale'. Non ero nemmeno sicuro che alla fine il protagonista sarei stato io: sono di Filadelfia e lui era del Texas, io vengo da un ambiente urbano, lui era un cowboy, e poi ero molto più piccolo. Sapevo che per essere credibile dovevo diventare grosso come lui e parlare come lui, ma avevo solo tre mesi a disposizione. Ho cominciato mangiando 6000 calorie al giorno, facevo allenamento con i pesi e avevo un fantastico insegnante di dialetto. Per tre mesi ho dormito solo nei weekend".

Giovane e bella

Acquista su Ibs.it   Dvd Giovane e bella   Blu-Ray Giovane e bella  
Un film di François Ozon. Con Marine Vacth, Géraldine Pailhas, Frédéric Pierrot, Fantin Ravat, Johan Leysen.
continua»

Titolo originale Jeune et jolie.

Ozon, con un'acuta capacità di indagine socio-psicologica, assiste impotente al mistero perenne dell'adolescenza

    * * * 1/2 -
 

Isabelle è un'attraente studentessa diciassettenne che vive con il fratello minore, la madre e il patrigno. Dopo un'estate al mare durante la quale ha avuto il suo primo (e insoddisfacente) rapporto sessuale torna in città e inizia a prostituirsi fissando appuntamenti via internet. Guadagna molto ma non spende. Un giorno però, durante un rapporto con uno dei clienti più assidui, succede un fatto che muta profondamente il corso della sua vita.
François Ozon torna a suddividere una propria opera in capitoli così come aveva fatto per 5x2. Questa volta non segue cronologicamente al contrario il progressivo deteriorarsi di una coppia. Sono le stagioni, con il loro procedere dall'estate alla primavera, che segnano qui il passaggio all'età adulta di Isabelle (Lea per i clienti). Per questa indagine, in cui mostra di possedere un'acuta capacità di indagine socio-psicologica, utilizza un elemento della cultura che molti ritengono (spesso a torto) 'bassa': la canzone della cosiddetta musica leggera.
Così Françoise Hardy torna per la terza volta in un suo film e ne sottolinea l'evolversi con 4 brani del suo repertorio. Ozon mostra e dimostra in questo modo quanto la cosiddetta cultura popolare possa cogliere il difficile tempo dell'adolescenza con la stessa dignità del poema di Arthur Rimbaud "Nessuno è serio a 17 anni" che viene analizzato nel corso delle lezioni che Isabelle frequenta. Il regista la segue attraverso lo sguardo di quattro personaggi: il fratello, un cliente, la madre, il patrigno. Il loro, però è solo uno sguardo temporaneo e dettato da motivazioni diverse. Subito dopo si torna a lei con la sua profonda solitudine, a cui cerca una soluzione, che è umiliante ma che Ozon non giudica. Non lo fa non perché si rifiuti di esplicitare una propria morale dinanzi alle azioni della sua protagonista. Il motivo è un altro: anche lui, come molti (tranne i falsi moralisti dei settimanali a sfondo gossip) non può fare altro che assistere impotente al mistero perenne dell'adolescenza che ai nostri giorni è però sottoposta a pressioni che si manifestano in misura esponenziale rispetto al passato. È come se Isabelle avesse bisogno ogni volta di dare un valore (anche materiale) alla propria avvenenza andando a cercare in figure adulte quella figura paterna che l'ha rifiutata. Ma questa è solo una delle possibili motivazioni. Solo un quinto sguardo, malinconicamente ferito, come il suo, potrà forse aiutarla a cancellare definitivamente Lea.

 

 

SPORT CALCIO

CALCIOMINCHIATE ESTATE 2015

Qualificazioni Mondiali 2018, l'Italia pesca la Spagna

Gli azzurri contro i fortissimi spagnoli in un girone che comprende anche Albania, Israele, Macedonia e Liechtenstein

SAN PIETROBURGO - Non sarà un cammino facile per l'Italia nella strada verso il Mondiale di Russia nel 2018. La Nazionale azzurra è stata inserita nel gruppo G di qualificazione nel sorteggio effettuato a San Pietroburgo. L'ostacolo più duro sarà ovviamente la Spagna, che al di la del fallimento in Brasile, è una squadra capace di vincere il mondiale tra due trionfi europei. Ma anche l'Albania di Gianni De Biasi e Israele non sono squadre da sottovalutare. Completano il quadro del raggruppamento le nem più abbordabili Macedonia e Liechtenstein. Girone di ferro per l'Olanda che se la vedrà con Francia e Svezia.

"Affrontare un avversario del valore della Spagna deve rappresentare un grande stimolo per la Nazionale e per tutto il movimento calcistico italiano", analizza il commissario tecnico della Nazionale Antonio Conte. "Il nostro primo pensiero adesso deve però - ha avvertito il mister azzurro - essere rivolto alle gare di qualificazione a Euro 2016 e dobbiamo dare il massimo per conquistare l'accesso alla fase finale".

"Ci aspetta un girone difficile, come del resto lo è stato per le qualificazioni alla fase finale degli Europei. L'Albania dovrà giocare le proprie carte, ma la cosa più curiosa è che molti albanesi fanno il tifo per l'Italia. Per noi, dunque, sarà come un derby, così come lo sarà contro la Spagna, dove giocano diversi albanesi", commenta Gianni De Biasi, ct dell'Albania. "Ritengo che l'Albania debba giocarsela con tutti - aggiunge il tecnico italiano -. Chi temo di più fra la Spagna e l'Italia? Entrambe hanno un elevato tasso tecnico, non lo scopro certo io. Però, le partite non sono mai scontare e il risultato è sempre in bilico. Vedremo come arriveremo a quell'appuntamento, come saremo cresciuti nel frattempo; e vedremo, alla fine, chi riesce a conquistare la qualificazione". De Biasi non sottovaluta nemmeno le altre avversarie. "Per niente - osserva - ci aspettano delle rogne anche contro Israele e la Macedonia. Diciamo che ci è toccato un girone competitivo e stimolante".

La Germania, campione del mondo in carica, è la testa di serie del Gruppo C e affronterà la Repubblica Ceca. Da segnalare anche il derby Inghilterra-Scozia nel gruppo F, di cui fa parte anche la Slovacchia. Con la Russia nazione ospitante, si qualificheranno le prime di ciascun raggruppamento mentre le otto migliori seconde giocheranno degli spareggi di andata e ritorno (9-11 e 12-14 novembre 2017) per i rimanenti quattro posti messi a disposizione per il Vecchio Continente.

Questi tutti i gironi di qualificazione (dal 4 settembre 2016 al 10 ottobre 2017) ai Mondiali:
GIRONE A: Olanda, Francia, Svezia, Bulgaria, Bielorussia, Lussemburgo
GIRONE B: Portogallo, Svizzera, Ungheria, Isole Far Oer, Lettonia, Andorra
GIRONE C: Germania, Repubblica Ceca, Irlanda del Nord, Norvegia, Azerbaijan, San Marino
GIRONE D: Galles, Austria, Serbia,Irlanda, Moldova, Georgia
GIRONE E: Romania, Danimarca, Polonia, Montenegro, Armenia, Kazakhstan
GIRONE F: Inghilterra, Slovacchia, Scozia, Slovenia, Lituania, Malta
GIRONE G: Spagna, Italia, Albania, Israele, Macedonia, Liechtenstein
GIRONE H: Belgio, Bosnia, Grecia, Estonia, Cipro
GIRONE I: Croazia, Islanda, Ucraina, Turchia, Finlandia

 

Rottura Mbia-Trabonzospor, il motivo è... l'Inter. Ulteriore attesa, ma c'è anche il Milan: ecco la situazione

 

FcIN - Rottura Mbia-Trabonzospor, il motivo è... l'Inter. Ulteriore attesa, ma c'è anche il Milan: ecco la situazione

Il passaggio di Stéphane Mbia al Trabzonspor non è saltato, ma solo rimandato. In attesa... dell'Inter. Secondo quanto constatato da FcInterNews, infatti, il centrocampista camerunese sta ancora temporeggiando in attesa di una chiamata da Corso Vittorio Emanuele. In caso contrario, qualora questo non si verificasse, l'ormai ex Siviglia (appena svincolatosi e fresco vincitore dell'ultima Europa League), direbbe al club turco nel giro di 48 ore.

La novità non riguarda però solo questo, in quanto c'è da registrare il possibile inserimento di un'altra squadra italiana, ovvero il Milan. A questo punto l'opzione Mbia non tramonta, ma si aggiunge alle candidature Thiago Motta e Felipe Melo. Con la società rossonera che osserva con molta attenzione.

Kondogbia è dell'Inter, battuto il Milan

Accordo fatto tra i nerazzurri e il 22enne centrocampista francese. Al Monaco 38 milioni, al giocatore un quadriennale da 4,2 milioni più bonus. Lunedì le visite mediche

GS - Thohir inizia con Kondogbia. Sì Moratti perché...

Dal proprio blog sull'edizione on-line del Guerin Sportivo Stefano Olivari si sofferma sul passaggio in nerazzurro di Kondogbia: "Con l’acquisto di Geoffrey Kondogbia da parte dell’Inter, che mentre scriviamo queste righe è sicuro ma non ancora ufficializzato, si può dire che a un anno e mezzo dal suo inizio formale sia iniziata davvero la presidenza di Erick Thohir. Non è stato il primo acquisto costoso del club in questo periodo, perché al di là dei tanti svincolati e dei prestiti i vari Hernanes, Medel, Santon, Brozovic, Shaqiri e Murillo sono stati o saranno pagati, ma è il primo che per dimensioni (minimo 35 milioni di euro al Monaco, più bonus) rappresenta una svolta rispetto all’amministrazione dell’Inter post Triplete ma ci verrebbe da dire anche prima (già nel 2009 non c’era più il Moratti ‘di una volta’, se no Ibrahimovic non sarebbe mai partito). Non è un dettaglio che questa sia la prima operazione di Thohir sopra i 20 milioni, quindi impossibile senza l’assenso di Moratti per via di uno dei pochi patti parasociali fra i due che si conoscono. Quindi o l’ex presidente si è messo l’anima in pace, accettando la diluizione del suo 30% in vista di future ricapitalizzazioni monstre (per adesso si va di prestiti thohiriani al 9%) a cui non aderirà, oppure non accetta che l’Inter scenda così in basso come status rispetto ai tempi in cui i terzi posti venivano considerati una delusione: noi, per quel poco che sappiamo e che abbiamo scritto negli ultimi mesi, barriamo la casella numero due. Certo è che Kondogbia è più importante come segnale, all’interno e all’esterno, che come acquisto in sé, pur trattandosi di un centrocampista giovane e di primissimo piano, che non a caso tutta l’Europa che conta, non soltanto il Milan, aveva cercato, e al quale l’Inter si è avvicinata più degli altri con un metodo infallibile: lo ha pagato più di quanto offrivano gli altri e almeno 5 milioni in più della sua valutazione delle scorse settimane. In questo senso parlare di ‘grande rivincita’ di Fassone e Ausilio ci sembra un po’ esagerato, mentre forse è stato più importante Mancini nel convincere uno con tanto mercato come Kondogbia a passare dalla Champions League al nulla europeo. Rimandiamo ad analisi successive il ruolo della Doyen Sports nella vicenda, Doyen che sulla carta avrebbe dovuto favorire il Milan di cui è consulente visto che il Monaco è una delle altre sue squadre e che Nelio Lucas ha fatto da intermediario. Magari Galliani è stato utilizzato o si è fatto utilizzare per giocare un po’ al rialzo, tanto i giocatori della scuderia sono così tanti che qualcuno di decente al Milan arriverà: non lo sappiamo, è un’ipotesi. Certo è che Thohir ha battuto un colpo ed è più che mai intenzionato a mettere in campo la migliore Inter possibile in quella che sarà in ogni caso l’ultima stagione con questo strano assetto societario, ufficializzato da articoli chirurgici che soltanto i protagonisti possono dettare. O si va in Champions o si muore? Non esageriamo: o si va in Champions o ci vuole qualcuno che paghi davvero il conto. Il prossimo anno sarà davvero interessante".

La top 10 degli acquisti nerazzurri: Vieri al primo posto

Geoffrey Kondogbia all'Inter per 35 milioni di euro. Un acquisto imponente, a livello tecnico ma anche e soprattutto dal punto di vista economico. Il forte mediano francese si attesta al terzo posto nella speciale graduatoria degli affari più costosi nella storia nerazzurra. Ecco la top 10 proposta dal blog del giornalista Alfredo Pedullà:

1. Christian VIERI, 1999, 45 milioni
2. Hernan CRESPO, 2002, 36 milioni
3. Geoffrey KONDOGBIA, 2015, 35 milioni
4. Nazario de Lima RONALDO, 1997, 28 milioni
5. Francesco TOLDO, 2001, 26,5 milioni
6. Diego MILITO, 2009, 25 milioni
7. Zlatan IBRAHIMOVIC, 2006, 24,8 milioni
8. Ricardo QUARESMA, 2008, 24,6 milioni
9. Clarence SEEDORF, 2000, 24,5 milioni
10. Fabio CANNAVARO, 2002, 23 milioni

 

MILANO - Ha vinto l'Inter:  Geoffrey Kondogbia e il Monaco hanno detto sì. Il centrocampista ha firmato un contratto di 5 anni per 4,2 milioni a stagione più bonus. Al club del Principato saranno versati complessivamente 38 milioni di euro (35 più tre di bonus).  Un colpo importante, il più costoso dell'era Thohir, il secondo nel complesso della storia dell'Inter: più di Ronaldo, Diego Milito e Ibrahimovic. Solo per Christian Vieri (90 miliardi di lire) l'ex patron Massimo Moratti aveva speso di più, superato di un soffio l'acquisto di Crespo a 36 milioni. Per lunedì sono già state fissate le visite mediche per il francese. Dopo Miranda, alla corte di Roberto Mancini arriva così anche Kondogbia. E le spese sul mercato non sono terminate per il club di Erick Thohir, che tenterà anche di acquistare Giannelli Imbula. A questo punto, però, non è da escludere una cessione illustre, magari di Kovacic (Liverpool in pole), che possa garantire al club nerazzurro una consistente plusvalenza.

I giorni che hanno portato all'arrivo del calciatore del Monaco sono stati pieni di colpi di scena, sorpassi, controsorpassi e colpi bassi. Il derby è iniziato giovedì nel tardo pomeriggio quando
Adriano Galliani e Nelio Lucas della Doyen sono partiti per Montecarlo dove hanno incontrato i vertici del club francese  e gli agenti del centrocampista. Il blitz in Costa Azzurra ha portato il Milan in vantaggio grazie ai trenta milioni offerti per il cartellino. Il giorno successivo, cioè venerdì, entra in scena prepotentemente l'Inter con Roberto Mancini. Il tecnico chiama Kondogbia, corteggiandolo, spigandogli il suo progetto riuscendo a strappare il sì. Alla luce dei fatti, l'ad rossonero torna insieme a Lucas per il Principato per incontrare di nuovo le parti. I nerazzurri, per non perdere terreno, qualche ora più tardi, partono per la Francia. Si tratta ad oltranza: prima i rossoneri parlano con il Monaco, poi è il turno dell'Inter, rappresentata dal ds Piero Ausilio e dal dg Marco Fassone. Dopo il Monaco, i rossoneri si vedono con l'entourage di Kondogbia incontrato da Ausilio e Fassone qualche ora prima. Il tempo scorre, Milan e Inter si sorpassano ripetutamente nella corsa al centrocampista. Galliani e Lucas lasciano Montecarlo in mattinata, i dirigenti di Thohir restano, si vedono di nuovo con i monegaschi e con gli agenti del francese per tentare l'assalto finale. La vittoria è loro, ma come ha detto ieri Galliani: "Chi vince si dissangua".Non è facile neanche con i milioni nuovamente a disposizione  -  dopo l'affare con Mister Bee e gli investimenti Fininvest  -  fare mercato alla ricerca degli obiettivi in comune con le altre grandi d'Europa. Il Milan continua il pressing su Kondogbia nel tentativo di trasformarlo nel secondo colpo di giugno dopo Jackson Martinez (praticamente fatta per il colombiano). Ma la trattativa è complicatissima. Non è bastato a sbloccarla neanche il secondo blitz di Galliani a Montecarlo. Ieri lunga cena tra l'ad rossonero, Nelio Lucas, il giocatore e il suo entourage. Ma non è facile chiudere subito perché il centrocampista francese piace anche ad altre squadre.

INTER, BARCA E TOTTENHAM IN PARTITA  -  L'Inter non molla la presa. E fuori dall'Italia insistono Barcellona e Tottenham. E' chiaro che in questa situazione non è facile definire l'affare perché continuano a subire oscillazioni le offerte al calciatore e al club monegasco. Il Milan ha gettato sul tavolo le sue proposte: 30 milioni al Monaco e un ingaggio da 3,5 milioni al calciatore. Il Monaco è alla finestra: prima attende che i corteggiatori trovino un accordo con Kondogbia e poi è pronto a vagliare le offerte.

OBIETTIVO PRINCIPALE  -  L'intreccio però riguarda anche la destinazione di altri fuoriclasse del centrocampo, a partire da Pogba. Se il Psg farà lo scatto decisivo o se il calciatore non sarà ceduto dalla Juventus, il Barcellona dovrà ripiegare su altri nomi. E Kondogbia è in questa lista. I rossoneri erano partiti in largo anticipo complice anche il ruolo della Doyen Sport che può annoverare il giocatore nella sua scuderia. Ma sono tante le volontà da incastrare. Il club rossonero deve muoversi su più fronti. In attesa di sviluppi da Ibrahimovic, si punterà poi all'assalto a Hummels per offrire a Mihajlovic anche rinforzi in difesa. Ma prima occorre definire il rebus Kondogbia. In questo momento è lui il perno attorno al quale ruotano le strategie di Via Aldo Rossi. Montecarlo è vicina.
E Galliani aspetta risposte per pianificare il viaggio decisivo.
Kondogbia sceglie l'Inter: il francese ha firmato per cinque anni! Tutti i dettagli

Kondogbia sceglie l'Inter: il francese ha firmato per cinque anni! Tutti i dettagli

Si conclude con il lieto fine la lunga maratona di mercato per Geoffrey Kondogbia. Il derby infiammato da Inter e Milan a suon di blitz e rilanci è stato vinto dalla società nerazzurra. La redazione di FcInternews.it ha seguito tutti gli accadimenti sin da venerdì, ecco a seguire gli episodi più significativi della trattativa.

20.35 - Secondo Sky Sport 24 Geoffrey Kondogbia ha firmato un quinquiennale da 4,5 milioni di euro netti a stagione più bonus, cifra di poco superiore ai 4,2 milioni riportati da Mediaset Premium. Il centrocampista francese diventa il giocatore più pagato della rosa dell'Inter, superando anche Icardi.

19.44 - Visite mediche fissate per lunedì. E Kondogbia sarebbe atteso a Milano già domenica, se non addirittura nella tarda serata di oggi. Lo riferisce Sportmediaset.

19.21 - Notizia per certi versi clamorosa quella riportata dalla Gazzetta dello Sport. Secondo il sito della rosea, infatti, i nerazzurri si sarebbero spinti fino a 27 milioni di euro per Giannelli Imbula, con la firma che potrebbe arrivare già nella giornata di domani. Un'offerta che ha sbaragliato la concorrenza.

19.13 - Ulteriori dettagli arrivano dalla redazione sportiva di Mediaset. Secondo quanto riportato pochi istanti fa, Kondogbia ha firmato un contratto di 5 anni a 4,2 milioni di euro a stagione. Cifre leggermente inferiori rispetto a quelle riportate poco fa.

18.40 - Gianluca Di Marzio conferma: anche Geoffrey Kondogbia è presente all'incontro tra Inter e Monaco, accompagnato dal fratello Evans e dal consulente Paolo Schiavone. Nero su bianco, Kondogbia è nerazzurro: 4,5 milioni più bonus per 5 anni per il centrocampista francese.

18.06 - L'Inter adesso prenderà anche Imbula? Di Marzio aggiorna, aggiungendo concorrenza per il mediano dell'OM: "Nonostante l'arrivo prossimo di Kondogbia, non è escluso che da Mancini possa arrivare anche il centrocampista dell'Olympique Marsiglia. Inter e OM si sarebbero già scambiati i moduli da formalizzare poi con le firme anche del calciatore, con un accordo fra le società sulla base di 18,5 milioni di euro più bonus. Ora, il club francese e lo stesso calciatore sono in attesa di capire se i nerazzurri rispetteranno l'impegno preso privatamente in precedenza. Questo anche perché su Imbula c'è l'interessamento dall'Inghilterra di Tottenham e Arsenal, che hanno avuto dei contatti in particolare con il padre".

17.46 - Secondo quanto riferisce la redazione sportiva di Mediaset, adesso è arrivata anche la firma: Kondogbia sarà un giocatore dell'Inter per i prossimi 5 anni.

17.34 - Dagli studi di SkySport24, l'interologo Andrea Paventi spiega: "Kondogbia è stato convinto dal progetto Inter, nonostante l'assenza dalle coppe. L'appeal dei nerazzurri resta intatto - dice -. Importantissimo anche l'aiuto di Mancini, che aiuta tanto. E ha aiutato anche la volontà, distribuita nei giorni, di Erick Thohir. Il numero uno voleva un'operazione del genere, con cifre che si sono incrementate nel corso dei giorni. Adesso, proprio come voleva il tecnico, c'è una spina dorsale molto forte: Handanovic, Miranda, Kondogbia e Icardi. E ora occhio perché mi aspetto altri due-tre tasselli arriveranno per irrobustire la rosa. Ranocchia e Juan Jesus non sono più sicuri del posto, se esce Kovacic dovrà arrivare un altro centrocampista, Zukanovic rinforzerà la difesa. Imbula? Trattativa bene avviata, ma deciderà l'Inter. E adesso credo sia svanita anche la delusione di Mancini per Yaya Touré".

17.32 - Niccolò Ceccarini di Mediaset pone la parola 'fine': "Kondogbia ha firmato per i nerazzurri", scrive sul proprio profilo Twitter.

17.23 - Ulteriori novità giungono da Gianluca Di Marzio: "Minuti decisivi, una firma che si avvicina. Inter e Monaco sono a colloquio per mettere nero su bianco per l'arrivo di Kondogbia, al Louis II, lo stadio del club monegasco. In arrivo ci sono anche il giocatore con i suoi collaboratori". Attimi concitati per quello che sarebbe un costosissimo acquisto di Thohir.

17.18 - Secondo quanto raccolto da FcInterNews, dopo l'esborso per Kondogbia, molto difficilmente l'Inter chiuderà per Imbula. Più prevedibile che si cerchi un altro tipo di rinforzo per il centrocampo, low-cost, con Thiago Motta e Felipe Melo candidati principali. 

16.56 - "Inter-Kondogbia vertice ok. Ora il Monaco per i dettagli definitivi e gli accordi complessivi. Kondogbia non andrà lontano dai 5 milioni a stagione con bonus. Prevedibile. Si partiva da 4". Queste le parole di Alfredo Pedullà sulla trattativa in via di definizione.

16.53 - Kondogbia e l’Inter, firma che si avvicina. I dirigenti nerazzurri stanno raggiungendo lo stadio Louis II, sede degli uffici del Monaco, per mettere nero su bianco l’accordo raggiunto. Saranno presenti all’incontro anche lo stesso Kondogbia, il fratello Evans, il consulente Paolo Schiavone e l’agente Harold Ichbia. Secondo le prime indiscrezioni raccolte l’Inter ha assicurato a Kondogbia un contratto da 4.5 milioni di euro più bonus per i prossimi cinque anni. Fumata bianca mai così vicina, una firma separa l’Inter e Kondogbia. Questo quanto riferisce Gianluca Di Marzio.

16.20 - Anche SportMediaset parla della trattativa che porterà Kondogbia a Milano e snocciola i dettagli: 4,2 milioni a stagione al giocatore, per 5 anni. E pronti 38 milioni da versare al Monaco, i colloqui fra i dirigenti nerazzurri e quelli del club monegasco sono in corso. 

16.13 - "In questi minuti Ausilio ancora con Kondogbia per gli ultimi accordi. Subito dopo andrà dal Monaco". Così Alfedo Pedullà chiarisce la situazione concitata attorno al mediano del Monaco.

15.56 . "Kondogbia non esclude Imbula, soltanto l'Inter può rimangiarsi accordo con Olympique raccontato ieri". Situazione in continuo aggiornamento anche per quello che riguarda Giannelli Imbula. 

15.53 - Ausilio e Fassone hanno chiuso l'accordo con il centrocampista del Monaco che firmerà fino al 2020 per 4 milioni più bonus a stagione. Al Monaco ne andranno 30 più bonus. Così La Gazzetta dello Sport commenta l'affare delineandone anche i dettagli economici.

Kondogbia, Inter vicina: visite mediche fissate, a breve la firma. I nerazzurri ci proveranno per Imbula

LIVE - Kondogbia, Inter vicinia: visite mediche fissate, a breve la firma. I nerazzurri ci proveranno per Imbula

Si infiamma il derby milanese di mercato per Geoffrey Kondogbia. Contrariamente alle indicazioni che erano trapelate dalla telefonata dal sapor di patto di non belligeranza tra Galliani e Fassone, chiamata nella quale l'amministratore delegato rossonero rassicurava il direttore generale nerazzurro sul fatto che il club di via Aldo Rossi non avrebbe formulato alcuna offerta né per Imbula, né per Miranda, in queste ultime ore le due dirigenze stanno dando vita ad una bagarre dagli esiti imprevedibili per il centrocampista del Monaco. La redazione di FcInternews.it ha seguito tutti gli accadimenti di un venerdì ricco di emozioni che, per questa trattativa, si sono protratte fino a notte fonda. Ecco a seguire gli episodi più significativi, con le ultimissime di questo sabato ricco di sorprese: 

15.45 - "Inter: Kondogbia più Imbula! Presto altri dettagli, l'uno non esclude l'altro". Clamoroso quello che scrive Alfredo Pedullà in merito alle trattative del centrocampo nerazzurro adesso che i nerazzurri hanno preso praticamente Kondogbia.

15.42 - "5 anni di contratto per Kondogbia, tra poco la firma con l'Inter. Che vuole poi prendere anche Imbula...". Chiara la situazione in merito a Kondogbia, adesso i nerazzurri potrebbero andare sull'altro centrocampista bloccato in queste ore.

15.41 - "Kondogbia: l'Inter si avvicina". Semplice, chiaro e coinciso quanto riferisce Alfredo Pedullà tramite il proprio account Twitter in merito alla trattativa.

15.36 - "L'Inter ha programmato le visite mediche per lunedì a Kondogbia, altro segnale. Adesso i dirigenti incontreranno il Monaco". Altro segnale riferito da Gianluca Di Marzio in merito alla fiducia dei nerazzurri per portare il francese a Milano

15.33 - "Kondogbia-Inter, ormai ci siamo. I nerazzurri hanno superato la concorrenza del Milan: mancano solo i dettagli per l'ingaggio del centrocampista del Monaco". Questo quanto riferisce la Gazzetta dello Sport sul proprio sito in merito alla situazione.

15.26 - Paso avanti decisivo di Ausilio e Fassone per arrivare a Kondogbia. Si attendeva l'ok per fare un'offerta economica più elevata. L'Inter ha l'accordo con il giocatore, adesso serve l'ultimo sì del Monaco con cui erano stati fatti passi avanti decisivi.

15.23 - Anche Gianluca Di Marzio tramite il suo account Twitter annuncia novità su Kondogbia: "L'Inter sta chiudendo con Kongdobia, poi andrà dal Monaco, l'affare sembra davvero al momento della svolta".

15.18 - Sempre il Corriere dello  Sport annuncia i dettagli dell'affare: "Fassone ed Ausilio hanno dovuto offrire più dei 35 milioni che il Monaco aveva richiesto. Kondogbia adesso è il giocatore più pagato dell’Inter (oltre 4 milioni a stagione), il vero top player che Mancini aveva chiesto dopo aver perso Touré. Per Thohir si è trattato di uno sforzo economico davvero importante che sarà mitigato dalle condizioni di pagamento soft strappate e che saranno formalizzate nelle prossime ore/giorni".

15.16 - "L'Inter piazza il sorpasso ai danni del Milan per Kondogbia. Questa mattina i nerazzurri hanno incontrato l'agente del centrocampista francese per trattare il suo acquisto, all'incontro sia il ds Piero Ausilio che il dg Marco Fassone. Un incontro risolutivo, perché ora il giocatore sembra ormai aver scelto l'Inter". Questo annuncia il Corriere dello Sport in merito alla trattativa per il francese che sembra aver avuto una svolta positiva per l'Inter

14.35 - Dalle pagine del Daily Mail arriva la notizia di un forte interessamento nelle ultime ore del Tottenham per il mediano francese per cui Pochettino avrebbe dato mandato alla dirigenza degli Spurs di valutare una mossa per Kondogbia.

13.45 - "L'Inter le sta provando davvero tutte per il controsorpasso". Così la redazione di Sportmediaset sulla vicenda Inter-Milan per Kondogbia. "I dirigenti nerazzurri sono ancora a colloquio con l'agente del francese, mentre il Milan è già tornato a Milano", ha concluso la redazione sportiva.

12.55 - "L'Inter non ha lasciato Montecarlo e adesso sta incontrando l'agente di Kondogbia, dopo l'offerta altissima del Milan". Così Gianluca Di Marzio, tramite il suo profilo Twitter, aggiorna sulle ultime mosse del club di Corso Vittorio Emanuele per Kondogbia.  

12. 20 - Anche Alfredo Pedullà conferma che lo svantaggio dell'Inter nell'affaire Kondogbia dipende unicamente dalla distanza economica rispetto all'offerta su cui può puntare il Milan, sia al giocatore che al Monaco: "Nell'Incontro notturno non c'è stato nessun rilancio per Kondogbia. L'Inter ci ha provato e magari ci riproverà tra poco, ha parlato di bonus con il Monaco, ma l'offerta del Milan resta quella più alta. Almeno per ora. E la priorità che Kondogbia ha voluto dare ai nerazzurri in virtù degli incontri di un paio di settimane fa è anche una questione di correttezza e di disponibilità. Ma l'Inter non è ancora arrivata alla proposta da 30 e passa più bonus per avvicinarsi ai 35 chiesti dal Monaco. Il Milan, invece, è pronto". 

12.04 - Riccardo Re, inviato nel Principato per Sky Sport, informa che i dirigenti dell'Inter, Piero Ausilio e Marco Fassone, stanno lasciando il Montecarlo Bay, laddove si sarebbe dovuto tenere un incontro tra il club nerazzuro e il Monaco. Le due parti, comunque, si sono sentite al telefono. Il Milan, dal canto suo, è forte della preferenza del giocatore, una preferenza che non è dettata da una ragione tecnica o di progetto, ma è legata a un mero fatto economico (la proposta potrebbe superare i 4 milioni più bonus di cui si parlava ieri ndr): ora quindi il club di Berlusconi è in vantaggio sul giocatore, che conta di avere un'offerta più sostanziosa. L'Inter, comunque, rimane fiduciosa sulla buona riuscita della trattativa, anche se, rispetto a ieri notte, sembra essersi leggermente abbassato l’ottimismo in casa nerazzurra. 

11.05 - "Il Milan lascia Montecarlo, ma non la trattativa: è al momento in vantaggio per Kondogbia sull'Inter". Questo il tweet con cui Gianluca di Marzio aggiorna sull'ultima puntata, in ordine di tempo, della telenovela-Kondogbia. L'amministratore delegato rossonero - si legge poi sul sito di Di Marzio - ha lasciato il Principato anche per preparare le prime documentazioni per essere pronto alla firma nel caso di semaforo verde nella trattativa. I club di via Aldo Rossi rmane abbastanza tranquillo, perché ritiene di essere in vantaggio, al momento, e perché le offerte al Monaco e al giocatore sarebbero migliori. Previsti contatti anche oggi via telefono tra Galliani, Kondogbia e il suo entourage. Intanto l'Inter resta a Montecarlo per capire quanto forzare e quindi eventualmente aumentare ancora la sua offerta.  

10.45 - Rimane nebulosa la situazione attorno a Geoffrey Kondogbia, con il futuro del centrocampista francese del Monaco ancora tutto da scrivere. Prova a fotografare lo status quo della trattativa Alfredo Pedullà, che direttamente dal suo sito restituisce la seguente istantanea: "Il Milan pensava di chiudere rapidamente, magari da oggi tornerà all'assalto, ma ha dovuto fare i conti con l'Inter. E Kondogbia ha voluto aprire al club che lo aveva cercato prima del Milan, con vari incontri e intese di massima sull'ingaggio. Ecco perché Ausilio è tornato a Montecarlo, facendo leva su quell'intesa. Ecco perché, pur avendo definito l'operazione Imbula (19 milioni concordati con l'Olympique Marsiglia), l'Inter si è messa allo sfrenato inseguimento di Kondogbia. Soltanto che, per ora, l'offerta non si avvicina - bonus o non bonus - ai 35 milioni chiesti dal Monaco. Gli stessi soldi che il Milan è disposto a mettere sul piatto". 

10.30 - Adriano Galliani ha lasciato Montecarlo in questi minuti. Lo riferisce Sportmediaset.

10.05 - L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport riporta alcune dichiarazioni dell’amministratore delegato del Milan Adriano Galliani su Geoffrey Kondogbia: “Chi vince si dissangua - ha detto -, ma noi non ci ritiriamo dalla corsa. La concorrenza ha fatto esplodere il prezzo del cartellino e la richiesta d’ingaggio del giocatore. Si parte da almeno 35 milioni, ma si può pensare di dover arrivare anche oltre i 40. E Kondogbia ora chiede parecchi milioni di euro per essere convinto”.

9.40 - In mattinata è arrivato il tweet di Carlo Laudisa, esperto di mercato de La Gazzetta dello Sport: "Nel braccio di ferro monegasco il Milan davanti con Kondogbia ma l'Inter convince il Monaco. Asta forsennata. Chi punta al casinò?"

9.30 - Buongiorno dalla redazione di Fcinternews.it. Alle 10 dovrebbe tenersi un nuovo summit tra Inter e Monaco per provare a sbloccare la trattativa per Geoffrey Kondogbia. Vi forniremo anche oggi, in tempo reale, tutti gli aggiornamenti.

02.10 - "Kondogbia: summit con l'Inter finito, dialogo, bonus, proposte, rilanci, nessun accordo. Domani si riparte. In tutti i sensi. Dialogo fitto, ma non c'è accordo. Imbula sempre bloccato, intesa a 19 milioni. Domani tornerà il Milan". Così Alfredo Pedullà commenta quello che è avvenuto durante il summit per arrivare al mediano francese classe 1993.

02.01 - Terminato il summit serale fra Inter e Monaco, alla presenza dell'entourage di Kondogbia. Arrivano le parole del direttore generale nerazzurro Fassone: "Parti più vicine? Purtroppo no. Se si continua a sperare? Vediamo. Domani andiamo avanti a trattare".

01.54 - Aggiornamento clamoroso quello che riferisce Alfredo Pedullà in merito alla trattativa: "L'Inter arriva anche a quattro di ingaggio. Zero problemi. Ma ora si parla di bonus per salire più possibile fino a 35"

01.51 - Incontro ancora in corso nell'albergo sede dell'Inter in questa trasferta monegasca fra la dirigenza nerazzurra e l'entourage del giocatore, alla presenza del vice-presidente del club del Principato: "Inter e Monaco ancora a colloquio, trattativa che procede spedita tra i due club alla ricerca dell'accordo definitivo", questo quanto riferisce Gianluca Di Marzio.

00.57 - L'incontro al Metropole, l'albergo sede della delegazione nerazzurra, alla presenza di Fassone, Ausilio, il fratello di Kondogbia, l'agente del giocatore Harold Ichbia e il consuente italiano è ancora in corso.

00.32 - Arrivato, come preannunciato il fratello del giocatore insieme a Paolo Schiavone, consulente italiano di Kondogbia.

00.24 - Anche il fratello di Geoffrey Kondogbia, è atteso nell'albergo nerazzurro in questi minuti.

00.07 - Sempre stando a Sky Sport Kondogbia avrebbe trovato un accordo di massima con il club nerazzurro sul proprio contratto. Mentre l'Inter pare aver offerto più di 30 milioni al Monaco.

00.03 - Un curioso retroscena lo svela Sky Sport in merito alla cena al ristorante del Principato di Monaco: la delegazione nerazzurra era a tavola con il club monegasco e uno degli agenti di Kondogbia. Adesso in questi minuti il vice-presidente del Monaco è entrato nell'albergo nerazzurro e in questi minuti sta parlando con Ausilio. 

23.45 - Dopo la fine della cena, i rappresentanti di Inter e Milan sono usciti insieme dal ristorante di Montecarlo. A parlare è il direttore sportivo nerazzurro Piero Ausilio: "Abbiamo fatto questa cena con gli agenti del Monaco, stiamo facendo abboccamenti per il giocatore ma non abbiamo cifre finali. Il Milan? I nostri rapporti sono ottimi, lo avete visto; non ci sono problemi". Adesso, riferisce Gianluca Di Marzio, la trattativa si sposta in un albergo di Montecarlo dove si stanno recando col vicepresidente del Monaco Vadim e l'agente del giocatore. 

23.22 - Aggiornamenti sulla situazione Kondogbia-Imbula da Sportitalia: "L'Inter ha chiuso Imbula a 19 milioni ma nei sogni di Mancini non prescinde da Kondogbia. Non c'è tanta differenza tra i due, la valutazione del Monaco è troppo alta. I nerazzurri si sono mossi nei tempi giusti con Kondogbia, quando hanno capito che Touré stava sfumando. Ma oggi non arrivano all'offerta del Milan che coi bonus raggiunge i 35 milioni", afferma Alfredo Pedullà. 

23.03 - Anche il vicepresidente del Monaco è seduto al tavolo con Piero Ausilio e Marco Fassone. Secondo Gianluca Di Marzio, l'Inter era arrivata a proporre un ingaggio da 3,6 milioni al giocatore e aveva anche il sì del giocatore; il Milan è però arrivato a quattro più uno di bonus; possibile un nuovo rilancio. 

22.44 - L'Inter ha l'accordo con Kondogbia, manca ancora quello col Monaco: questo quanto riferisce Alfredo Pedullà dagli studi di Sportitalia, aggiungendo che l'intenzione del club nerazzurro è quella di aggiungere un altro rinforzo per la mediana dopo l'accordo con Giannelli Imbula. 

22.09 - Piero Ausilio, insieme a Marco Fassone, si trova ora a cena con uno degli agenti di Kondogbia, come riporta MilanNews.it. In precedenza, i due dirigenti nerazzurri hanno incontrato i dirigenti del Monaco nello stesso albergo dove Galliani, intorno alle 20, ha cenato con i vertici del club francese.

21.48 - "Geoffrey Kondogbia ha una preferenza per l'Inter, ma nella doppia trattativa avranno un certo peso anche le richieste del vicepresidente russo del Monaco". Questo il parere di Paolo Bargiggia di Sport Mediaset. 

21.07 - Solo una battuta: così, dal proprio profilo Twitter, Gianluca Di Marzio liquida le parole di Adriano Galliani sull'inserimento della Juventus. Club che non è affatto interessato al giocatore, e lo ha voluto chiarire per evitare malintesi. "Non siamo interessati", le parole di Beppe Marotta riportate da Carlo Laudisa. 

21.03 - Adriano Galliani ha parlato subito dopo l'incontro con il Monaco, annunciando l'inserimento di una nuova contendente: "Non sono fiducioso né pessimista. Sembra il trofeo Tim. Dopo l'Inter anche la Juventus si è rifatta sotto", riporta Carlo Laudisa dal suo profilo Twitter. 

20.44 - Nell'attesa di conoscere sviluppi sulla questione Kondogbia, l'Inter ha trovato con l'Olympique Marsiglia per Giannelli Imbula. Secondo Alfredo Pedullà, l'intesa è arrivata sulla base di 19 milioni. 

20.36 - Piero Ausilio è arrivato a Montecarlo: come rivela dal proprio sito sempre Gianluca Di Marzio, adesso l'uomo mercato interista inconterà Kondogbia in persona. 

20.22 - Arrivano conferme sulla partenza di Ausilio per il Principato: stando a Gianluca Di Marzio, il ds interista incontrerà il giocatore mentre Adriano Galliani parla col Monaco. 

20.12 - Ancora Alfredo Pedullà parla dell'imminente partenza di Piero Ausilio verso la Francia, "per provare ancora in direzione Kondogbia ma per spostarsi eventualmente a Marsiglia (poco più di 200 chilometri) e chiudere eventualmente Imbula". 

19.46 - Attraverso il proprio sito, anche il noto esperto Alfredo Pedullà aggiorna la situazione relativa al tormentone delle ultime ore legato a Geoffrey Kondogbia. "Il Milan non molla, pensa di avere accumulato un vantaggio importante per Geoffrey Kondogbia. Lo vuole mantenere e intende chiudere l’operazione - si legge -. Anche per scardinare il ritorno (che c’è stato), dell’Inter. Ma il club rossonero pensa, come vi abbiamo già raccontato, di avere le credenziali giuste per trovare l’accordo sia con il Monaco che con il centrocampista francese. In serata Galliani tornerà alla carica".

19. 30 - Giunta la notizia di un incontro (ancora in corso, ndr) tra l'amministratore delegato del Milan Adriano Galliani e la dirigenza del Monaco per Geoffrey Kondogbia, l'Inter, secondo quanto riferito da SkySport24, in questi minuti sta valutando l'ipotesi di partire a sua volta per Montecarlo.

19. 20 - "Filtra ottimismo da parte rossonera perchè se Galliani si muove è perché ha capito che ci sono i presupposti per chiudere a breve. Il Milan è saldamente in vantaggio, deve limare ultimi dettagli con il giocatore e il Monaco, penso che la fiducia rossonera sia certificata". Lo ha detto Alessandra Gozzini, inviata a Montercarlo per la Gazzetta dello Sport

19.18 - "In questo momento l'Inter attende notizie sul fronte Kondogbia ed è per questo motivo che, pur avendo in mano Imbula, il club nerazzurro aspetta di chiudere la trattativa con l'Olympique Marsiglia. In realtà, l'offerta di Ausilio formulata al Monaco risale a qualche giorno fa e consiste in un prestito di due anni con riscatto fissato per il terzo: condizioni, queste, che il club del Principato non ha considerato vantaggiose. Vedremo se Galliani tornerà a breve a Montecarlo, di sicuro dall'entourage di Kondogbia sono arrivati segnali positivi, in controtendenza con quanto detto su un tentativo dell'Inter con la telefonata di Mancini". Lo riporta Carlo Laudisa nel corso di CalcioMarket in onda su GazzettaTv

 

 

.........io esco un po' dal seminato perchè, pur sottoscrivendo ciò che hai scritto,io mi sono avvelenato troppo ieri e non per l'arbitraggio coglione ma PER I COGLIONI CHE PURTROPPO,PURTROPPO,PURTROPPO,PURTROPPO vestono il piagiamino stilizzato di merda che si è inventato per il marketing di sto cazzo sto filippino di merda che ha rilevato l'Inter. Sul filippino, insisto, ho infierito un po': non si può dire che sia la materializzazione dell'immobilismo in salsa estremo orientale ma così decisamente non va e l'intero club ne risente e parecchio. Gestire a 10.000 chilometri di distanza in un ambiente, quello italiota, infarcito di antisportivismo scomposto, rabbini torinesi col zuccotto in testa per cui tutto è dovuto in risarcimento proditorio per la serie B voluta da loro stessi (condanne penali alla mano, tralasciando la fuffetta del procedimento sportivo poi depurato da SAN TNAS (se lo sono dimenticati tutti, organismo cassato per volere di malagò solo nel maggio 2014 assieme a quelle porcate immonde che erano le comproprietà ed il LODO PETRUCCI ( altra immensa schifezza di stampo itagliota) e chissà per quanti anni ancora si dovrà sopportare il dominio scomposto di questo club di merda a prescindere dalla forza sportiva che purtroppo dimostra in campo: perchè purtroppo, caro Pablo, io nel secondo tempo ho visto una sola squadra in campo, quell'altra, e questo è UNO SPAVENTOSO, VOMITEVOLE, INCOMPRENSIBILE E SOPRATTUTTO INACCETTABILE ASSURDO MERCANTILISMO DI SEICENTESCA MEMORIA. La terminologia finale della frase di poc'anzi non è attinente al discorso ma mi è servita per contenere l'urto violentissimo che ho nei confronti di ste mezze seghe che scendono con i colori neroazzurri, pezzi di merda che in questi ultimi cinque anni hanno LETTERALMENTE INCENERITO E SPOSTATO AL SECOLO SCORSO UNA MAGICA VITTORIA LEGGITTIMANDO, PURTROPPO, TUTTI I DISCORSI SOPRA UN CLUB CHE HA VINTO SOLO PERCHE' CI FU, PER FORTUNA SOLO PER L'INTER ,perchè a 9 anni da quei fatti LA SENSAZIONE DI PULIZIA CHE AVREBBE DOVUTO ESSERCI E' AMPIAMENTE SCOMPARSA E RIFAGOCITATA DALLA MASSA DI LACCHE' D'ORIGINE SAVOIARDA CHE HA SPOSTATO CAPITALI E MEZZI FUORI D'ITALIA PUR CONTINUANDO A BENEFICIARE DELLA CASSA INTEGRAZIONE, calciopoli. Ieri l'Inter giocava contro mezza primavera merdentina in campo, con una squadra che aveva nelle gambe una semifinale di Coppa dei Campioni, con il titolo già in saccoccia da ben 10 domeniche, con un allenatore ridolini che rappresenta la materializzazione visiva della MORTE PER FAME. All'Inter mancavano due titolari, senza impegni infrasettimanali, ETERNA SCUSA DI ALLENATORI DI MERDA , questa è la sola verità, e con una quantità "x" di vantaggi. Il risultato è stato un secondo tempo CHE DEFINIRE DI MERDA E' TROPPO RESTRITTIVO, TROPPO POCO FOCALIZZANTE LA SITUAZIONE DI SFASCIO COMPLETO NEL QUALE E' FINITA L'INTER. Fanno schifo e pesantemente e tutto ciò a fronte di ingaggi COMPLETAMENTE FUORI SCALA ED ASSURDI PER LA RESA INFINITESIMALE CHE METTONO OGNI STRAMALEDETTA DOMENICA. E' troppo: non mi meraviglierei se il filippino mollasse il colpo, io lo mollerei e di gran carriera: una pochezza sconfinata che mi ha fatto rimpiangere Orrico, Marini che non sono stati geni ma almeno quest'ultimo una straccia di Coppa UEFA l'aveva portata a casa e con giocatori ANCHE PIU' DI MERDA DEGLI ATTUALI. Se fossi stato io il padrone, al triplice fischio mi sarei precipitato negli spogliatoi, mi sarei sfondato le nacche delle mie mani e probabilmente le avrei anche prese le botte, ma dei pugni in faccia addosso a Vidic, Handanovic, Medel, Dambrosio, Icardi ,Shampiri o come cazzo si scrive li avrei tirati, almeno per farli andare davanti a quei cazzo di microfoni con gli occhi gonfi, labbra spaccate, che avrebbero giustificato quantomeno i soldi che si prendono. E' una Divina Commedia che ho scritto ma sono veramente stufo di tutta sta merda e non sono più disposto ad accettarla e nemmeno a stipulare contratti a prescindere quando dall'altra parte C'E' LA MERDA. Non è più accettabile, ed io anche quest'anno purtroppo il contributo lo avevo dato.......

 

IL CLAMOROSO FALLIMENTO DEL PARMA CALCIO, ESTATE 2014

 

LUGARESI,presidente Cesena: "PARMA? MESSA TOPPA SU CANOTTO CON CENTO BUCHI" – Ha detto no la scorsa settimana al ‘salvataggio’ del Parma da parte della Lega Calcio e ora ribadisce con forza la sua posizione, a costo di ricevere critiche o venire additato come poco solidale con il club in difficoltà. E’ una voce fuori dal coro, insomma, Giorgio Lugaresi, presidente del Cesena. “Mi sono pronunciato negativamente sull’aiuto a favore del Parma, perché sono per il rispetto delle regole – spiega il dirigente romagnolo ai microfoni di ‘Radio anch’io lo sport’ su RadioRai -. che debbono essere seguite al cento per cento, e non dare un cattivo esempio come spesso capita in Italia, mettendo una toppa su un canotto con cento buchi. C’è bisogno di scelte coraggiose, anche impopolari, e pazienza che sia coinvolta una società gloriosa come il Parma. Le regole valgono per tutti. Bisogna avere il coraggio di saper prendere anche decisioni impopolari. Si è permesso a un club di iscriversi al campionato, pur avendo un indebitamento anormale. E le nostre regole non hanno impedito al Parma di rinforzare la squadra. Nessuno si è curato di avvertire i giocatori in arrivo che non avrebbero preso lo stipendio. Troppe anomalie, così non va bene. La gestione del calcio in Italia è in mano a persone che hanno perso il lume della ragione. Se noi ragionassimo con l’idea di una spa normale, che deve produrre utili, quindi dividendi, non faremmo il passo più lungo della gamba, come invece viene fatto normalmente. Non ci nasconderemmo dietro il dito del risultato sportivo da conquistare a breve, ci impegneremmo per lavorare meglio dal punto di vista tecnico, spendendo il giusto e non spendendo mai più di quello che si incassa. C’è una malsana abitudine: spendere sempre di più e indebitare i club. Alcune sperano nella vendita di un calciatore per fare plusvalenza e far quadrare i bilanci"."DONADONI DOVEVA DENUNCIARE SUBITO CHE NON PRENDEVA STIPENDIO" – Il ragionamento di Lugaresi si amplia nel corso dell’analisi. “Questi pasticci fanno opacizzare la nostra immagine all’estero – sottolinea - per cui gli investitori girano un po’ alla larga, tranne i grandi gruppi. E’ arrivato Thohir all’Inter, gli americani a Bologna, gli americani a Roma. Faccio un battuta: ma un cinese a Cesena non arriva mai? Il percorso che sanno tentando a Parma è quello del fallimento pilotato, come hanno fatto a Bari, dove i creditori tradizionali prenderanno zero euro e andranno in grandissima difficoltà, magari falliranno. Come si risolve il problema? Cambiando la governance della Figc o della Lega, ma questo non è semplice. Io ho votato Tavecchio, ma lo abbiamo fatto perché non avevamo alternative. Albertini si è presentato il giorno dell’assemblea, non l’avevamo mai conosciuto, né avevamo conosciuto il suo programma. Abbiamo a che fare con l’Aic che, nella vicenda del Parma, all’interno del Consiglio federale, si è fatta sentire solo a febbraio. Non abbiamo mai avuto una comunicazione. Avrebbero avuto l’obbligo morale di informare i tesserati della altre società che, andando a Parma, non avrebbero preso gli stipendi. Pur essendo un ragazzo giovane, Tommasi è legato a vecchissimi canoni. Anche Donadoni, che io stimo moltissimo, è stato ct della Nazionale. Quando non hanno preso gli stipendi a ottobre dovevano immediatamente denunciare questa cosa, senza aspettare febbraio dell’anno dopo. Se la situazione del Parma condiziona il campionato? Sì, perché ha saltato due partite e le dovrà recuperare in una data infrasettimanale e poi ho letto che i giocatori sono mesi che non parlano di calcio ma ovviamente di motivi interni. Tutte queste movitazioni non permettono di avere la mente sgombra e qualcuno di loro ha detto già che vuole andarsene. Defrel? Abbiamo la metà del giocatore col Parma ma questo è l’ultimo dei nostri pensieri. Ghirardi aveva detto di averlo ‘parcheggiato’ a Cesena ma lo abbiamo pagato fior di quattrini. Aspettiamo un interlocutore a giugno, che sia il curatore fallimentare o una nuova società”.Parma: "Non giochiamo per disinteresse Lega e Figc"

Donadoni e Lucarelli attaccano le istituzioni calcistiche: "Quello economico è l'ultimo dei problemi. Avevamo chiesto tutela, nessuno è venuto a vedere cosa sta succedendo. Solidarierà solo dalle associazioni di calciatori e allenatori. Tanti avvoltoi intorno alla nostra carogna. L'esclusione dall'Europa? Viene da pensare che non sia stata casuale"

PARMA - Il giorno dopo la decisione di non giocare a Genova, sono Roberto Donadoni e Alessandro Lucarelli a metterci la faccia in prima persona e a spiegare la situazione che sta vivendo il Parma: "Quello economico è l'ultimo dei problemi, anche se qui ci sono dipendenti che ovviamente ne fanno una ragione di vita. Noi non giochiamo perché qualcuno deve prendersi la responsabilità di tutto quello che è successo, non ho visto nessuno che ha detto di avere delle colpe, di aver commesso qualche errore. Stiamo diventando ridicoli come Paese agli occhi del mondo". Queste le prime parole del tecnico dei ducali. La squadra ha chiesto e ottenuto il rinvio della gara di domani in casa del Genoa. "Questa società ha dei responsabili, ma sono stati messi nelle condizioni di poter operare in un certo modo - ha proseguito Donadoni - Sono stanco di vedere che si cerca di mettere qualche toppa, è arrivato il momento di guardarci negli occhi e intervenire in maniera forte e radicale. Non può andare avanti così, per far sì che certe cose non si ripetano, bisogna che dall'alto ne prendano coscienza. Io ho raccolto la solidarietà dell'Aic e dell'Aiac (Associazione calciatori e Assoallenatori, ndr) e devo dire grazie a tutti i giocatori che domani hanno aderito alla protesta (si entrerà in campo con 15 minuti di ritardo, ndr) la solidarierà è arrivata da loro, da chi va in campo, ne è arrivata pochissima da chi sta fuori ed è questa la delusione più grande.

"COME UNA CAROGNA NEL DESERTO" - "Mi sento come una carogna nel deserto con intorno gli avvoltoi. Ed è brutto accorgersi di questo". Donadoni usa un'immagine forte per descrivere la drammatica situazione del club emiliano. "Se oggi il Parma è messo così, per qualcuno l'ha permesso. È il sistema calcio che deve essere rivisto - dice l'allenatore in conferenza stampa - È il momento di intervenire in modo radicale partendo dall'alto, anche per evitare altri casi come questo. Non possono succedere le cose che stanno accadendo. Tutto questo da chi dipende? Facciamoci questa domanda...".

"CI ALLENIAMO PER AMORE E RISPETTO" - Il club è di proprietà di Giampietro Manenti. Il presidente da settimane promette una svolta che non si concretizza. Il 19 marzo, intanto, potrebbe arrivare la formalizzazione del fallimento del club. "Passo dopo passo vedremo come andranno le cose. Se siamo qui oggi è perché siamo fiduciosi, positivi", dice Donadoni. La squadra non gioca, ma va comunque in campo per allenarsi. "Continuiamo ad allenarci per amore di una professione e per tutte le persone coinvolte e che lavorano qui. È anche una forma di rispetto nei confronti dei nostri colleghi allenatori e giocatori", spiega il tecnico. "La reazione del gruppo ai fatti di ieri è stato il bellissimo e intenso allenamento svolto stamattina". Tesserati e dipendenti, ormai da giorni, devono fare i conti con il pignoramento di macchinari, veicoli, attrezzature. "Purtroppo nella quotidianità siamo abbandonati a noi stessi. Ormai qui è terra di conquista, ma noi siamo compatti. Per chi la vive dal di dentro sui pignoramenti ci facciamo solo due risate. L'importante è altro...", dice Donadoni prima di lasciarsi andare ad un'amara constatazione: "Noi dobbiamo ragionare come se fossimo proprietari di questo club pur non essendone i detentori reali".

"ESCLUSIONE EUROPA LEAGUE NON CASUALE" - Fra le tante amarezze che Donadoni ha espresso in questi giorni, una lo tormenta in particolare. Quella che mette in relazione le vicende societarie di questi giorni con l'esclusione, nella passata stagione, della squadra dall'Europa League per questioni di licenza Uefa. "Ci siamo guadagnati sul campo l'Europa League - ha detto - e poi è successo quello che è successo: mi viene da pensare non è stato casuale. Se fossimo andati in Europa League gli organi competenti non italiani avrebbero messo il naso nella situazione del Parma, disastrosa come era. Anche le istituzioni italiane avrebbero dovuto dare risposte. Mi viene da pensare che si è trovata questa soluzione... E' un dubbio forte che mi viene..".

LUCARELLI: "LEGA SI RIUNISCE IL 6 MARZO? NON SO NEANCHE SE CI ARRIVIAMO" - Al fianco di Donadoni il capitano Lucarelli. "Avevamo chiesto tutela e interesse da parte delle istituzioni calcistiche, eravamo pronti a far fronte alla trasferta di Genova anche con i nostri fondi, ma nessuno, se non Aic e Aiac, nessuno dei vertici federali è venuto a vedere cosa sta succedendo". "Abbiamo scelto di non giocare - ha proseguito Lucarelli - perché non abbiamo visto interesse, il nostro non è un discorso economico. Avevamo trovato anche uno sponsor pronto a pagare la trasferta, ma non è questo il punto. E' stata fissata un'assemblea di Lega il 6 marzo, ma non so neanche se ci arriveremo al 6 marzo. Per noi non è facile non giocare, l'unica maniera che ci rimane per sfogarci è andare in campo, ma abbiamo deciso di dare voce non solo al Parma, ma all'Aversa Normanna, alla Nocerina, a tutte quelle società che non hanno la nostra stessa cassa di risonanza

Parma-Atalanta 0-0: i crociati con dignità, nerazzurri mai pericolosi

Parma-Atalanta 0-0: i crociati con dignità, nerazzurri mai pericolosi
(ansa)

Gli emiliani onorano il campionato e inchiodano i bergamaschi sul pareggio. Reja esordisce sulla panchina orobica con un'espulsione, ma soprattutto con una prestazione opaca, non diversa dalla gestione Colantuono. Ospiti che comunque vanno a +4 sulla zona B

PARMA – Il campionato non è falsato. Se il Parma giocherà sempre come oggi, il torneo potrà terminare in modo regolare. I crociati, nonostante la situazione drammatica che sta vivendo il club, onorano l’impegno con dignità e inchiodano l’Atalanta sullo 0-0. I nerazzurri, alla prima uscita con Reja in panchina, giocano soprattutto per non perdere, senza mai rendersi davvero pericolosi. Cambiamenti rispetto alla gestione Colantuono non se ne vedono. La partita è brutta, ma alla fine gli ospiti conquistano un prezioso punto-salvezza dopo quattro sconfitte consecutive andando a +4 sulla zona Serie B.

GRINTA LUCARELLI – Donadoni schiera un 4-3-3 con Rodriguez, Belfodil e Varela in attacco. In mezzo al campo Nocerino, Mariga e Mauri. Davanti a Mirante giocano Santacroce, Mendes, Lucarelli e Gobbi. Reja risponde con un modulo simile con Pinilla in attacco e Boakye ed Emanuelson esterni, e un centrocampo di sostanza composto da Migliaccio, Cigarini e Carmona. Il clima è surreale, con la curva dei tifosi del Parma che inneggia a Lucarelli e manda a quel paese a più riprese Ghirardi e Manenti, quest’ultimo presente in tribuna. Lucarelli dopo una manciata di secondi si fa ammonire per un duro intervento su Carmona, come a dire: “noi ci siamo”. Il capitano è uno dei migliori dell’incontro, sempre in anticipo su Pinilla, lasciato solo dalla sua squadra. Gli esterni di Reja infatti, Emanuelson e soprattutto Boakye, fanno fatica a farsi vedere e soprattutto non crossano mai in area in modo efficace.

SOLO TIRI DA FUORI – Parma e Atalanta giocano con stati d’animo diversi, ma in campo si imitano nei tanti passaggi sbagliati e nei ritmi molto bassi. Pochi i tiri in porta: Rodriguez al volo dopo un angolo trova Sportiello ben piazzato; Mendes ferma con la schiena un cross diretto in area a Pinilla. Sempre Sportiello controlla in due tempi un tiro dal limite di Belfodil. Il più pericoloso è Mariga che al 34’ calcia dal limite col destro: rasoterra che va vicino al palo. Al 37’ si vede finalmente Pinilla grazie a un cross azzeccato da Carmona: colpo di testa, centrale, che Mirante blocca.

REJA, ESORDIO CON ESPULSIONE – A inizio ripresa i due allenatori cambiano qualcosa. Donadoni inserisce Coda al posto di Mariga. Reja invece opta per D’Alessandro al posto dello spaesato Boakye. Dopo una manciata di minuti si fa male Benalouane e al suo posto entra Cherubin. La gara non cambia ritmo rispetto ai primi 45’ e l’Atalanta lascia giocare soprattutto i padroni di casa, pensando a difendersi con ordine. Al quarto d’ora Cristian Rodriguez esplode un sinistro dalla distanza che impegna Sportiello. Al 19’ Reja bagna l’esordio sulla panchina bergamasca con
un’espulsione: la colpa è quella di aver oltrepassato la linea tecnica. Molto severo in questo caso l’arbitro Di Bello.FINALE VIVACE – Nell’Atalanta è positivo l’ingresso di D’Alessandro, più a suo agio rispetto a Boakye nel ruolo di esterno. E’ l’ex romanista a far ammonire Rodriguez ed è lui al 35’ a impegnare Mirante con un tiro-cross dalla destra. Bene il portiere in tuffo ad anticipare Pinilla. Il finale di gara si vivacizza inaspettatamente dopo un’ora di noia. Al 36’ Coda ci prova con un gran destro ma Sportiello è bravo a deviare in angolo. Sempre Coda al 40’ tenta di girarsi in area ma viene murato da Bellini. Al 42’ altro fallo da giallo di Rodriguez sul solito D’Alessandro e cartellino rosso per l’argentino che esce dal campo tra gli applausi. Non succede altro, ma è commovente il saluto finale del pubblico del Tardini che ringrazia i giocatori con cori, sciarpe e bandiere.

Parma-Atalanta 0-0
Parma (4-3-3):
Mirante 6, Santacroce 6, Mendes 6, Lucarelli 6,5, Gobbi 6, Mauri 6, Mariga 5,5 (1′ st Coda 6), Nocerino 5,5 (25′ st Galloppa 6), Varela 5,5 (33’st Lila sv), Belfodil 5, Rodriguez 5,5 .(22 Iacobucci, 91 Bajza, 2 Cassani, 15 Costa, 28 Feddal, 13 Prestia, 21 Lodi, 5 Ghezzal, 17 Palladino). All.: Donadoni 6.
Atalanta (4-3-3): Sportiello 6,5, Bellini 6,5, Benalouane 6 (5′ st Cherubin 6), Masiello 6, Dramè 6, Migliaccio 5,5, Cigarini 5,5, Carmona 6, Boakye 5 (1′ st D’Alessandro 6,5), Pinilla 5, Emanuelson 5 (40’st Denis sv). (1 Avramov, 78 Frezzolini, 3 Del Grosso, 5 Scaloni, 10 Gomez, 95 Grassi, 27 Rosseti, 16 Baselli, 9 Bianchi). All.: Reja 5,5.
Arbitro: Di Bello di Brindisi.
Angoli: 5 a 4 per il Parma.
Recupero: 0 e 3′.
Espulsi: al 19′ st l’allenatore dell’Atalanta Reja per proteste e al 42′ st Rodriguez per somma di ammonizioni.
Ammoniti: Lucarelli, D’Alessandro e Pinilla per gioco scorretto.
Spettatori: 10.448, di cui abbonati 9.580, per un incasso di euro 152.977.

Parma, rinviata anche la gara con il Genoa. Il sindaco: "Manenti non è credibile, potrei chiudere lo stadio"

L'annuncio del presidente Tavecchio, salta la sfida di domenica al Ferraris. Tommasi: ''Servono misure straordinarie". Il tecnico, il capitano e Gobbi ascoltati dai magistrati che stanno conducendo le indagini sul club. Pignorato lo spogliatoio allo stadio Tardini. Il presidente Manenti insiste: "Ho un piano, i soldi ci sono", ma il primo cittadino lo boccia si tutta la linea

PARMA – "Manenti non è un interlocutore credibile. Se il presidente del Parma è questo non concederemo neanche lo stadio Tardini". E' il durissimo commento del sindaco di Parma Pizzarotti dopo l'incontro avvenuto nel pomeriggio con Giampietro Manenti. "Non abbiamo avuto garanzie, abbiamo avuto una persona che eludeva le risposte, che non ha dato l'idea di avere le idee chiare, un piano concreto - ha spiegato il sindaco Pizzarotti -. Ho già chiamato il presidente della Lega, l'Aic, ora chiamerò Tavecchio perchè questa situazione va presa in mano ancora di più. Io penso che questa persona non abbia una credibilità per la città, sarei curioso di sapere da dove dovrebbero arrivare i suoi soldi, sempre ammesso che arrivino. Non penso che la città si meriti questa persona. Alla città e ai tifosi serve chiarezza, stiamo valutando di chiudere il Tardini e di inibirlo all'uso perchè vogliamo un interlocutore serio. Non è chiuso alla squadra, alla città o ai tifosi, e se arriverà un contributo dalla Lega o dal Tribunale saremo i primi a collaborare. Ma questa persona che non ci ha dato nessuna garanzia ad oggi, non pensiamo sia un interlocutore credibile per la città".

Prima delle dure frasi del sindaco Pizzarotti, lo stesso Manenti aveva sfoggiato la consueta sicurezza, anche se i tifosi presenti lo avevano contestato. "Abbiamo un piano - ha detto al suo arrivo in Municipio -  I soldi arrivano nei prossimi giorni. Sono soldi degli sponsor. La squadra non gioca? Domenica lo saprete perchè non giocano, lo diranno loro se non giocano. Io penso che giocheranno. Lucarelli ha detto che non giocheranno? Avrà le sue giustificazioni. Ieri sera e anche oggi ho parlato con la squadra. Stanno portando via pc e stampanti? Ma non sono stato io a farli portare via... In Procura andrò nei prossimi giorni. Quanto ho pagato il Parma? Non lo posso dire, c'è un patto di riservatezza". E ancora: "Mi hanno telefonato anche Tevez e Morata ed erano arrabbiati. Noi abbiamo segnato e non ne parla nessuno, lei invece fa casino e ne parlano tutti per quindici giorni consecutivi".

Dopo Parma-Udinese di domenica scorsa, intanto la Figc ha disposto il rinvio anche di Genoa-Parma, match della prossima giornata di campionato. L'ufficialità da parte del presidente Tavecchio è arrivata dopo l'ennesima mattinata di passione vissuta in casa gialloblù e l'annuncio del capitano Alessandro Lucarelli: ''Non andremo a Genova, abbiamo chiesto il rinvio della partita". Richiesta accolta dalla federazione: "Un fatto dal punto di vista amministrativo estremamente grave e non credo ripetibile - ha chiarito Tavecchio - a meno di casi in cui intervengano altre autorità. Di questa scelta sono stato investito dal consiglio federale, ma mi prendo la responsabilità personale. Considerando lo stato morale, etico, individuale e sportivo dei calciatori, ho ritenuto che sarebbe stato un eventuale incontro tra soggetti martoriati e non più in grado di esprimersi alla massima potenzialità atletico-agonistica". "Nessuno potrà più comprare una società con un euro come successo - ha aggiunto inoltre Tavecchio -. Oggi sono state dettate le linee guida che prevedono grosse restrizioni e grosse responsabilità in capo a chi decide di acquisire una società di Serie A. Nessuno potrà più comprare una società con un euro". Per Maurizio Beretta, presidente della Lega serie A, "è una fase in cui tutti devono fare responsabilmente la propria parte per aiutare la squadra a finire il campionato. Campionato falsato? E' una definizione impropria. Il campionato è fatto secondo regole scritte da tempo e chi si iscrive le conosce. Un campionato verrebbe falsato se si cambiassero le cose in corsa, ma in questo caso le norme sono note a tutti".

In mattinata l’allenatore Roberto Donadoni ed i giocatori Alessandro Lucarelli e Massimo Gobbi hanno avuto un incontro in Procura con i magistrati che stanno conducendo le indagini sul club. Dopo un’ora di colloquio, Donadoni ha evitato i giornalisti lasciando gli uffici da una porta secondaria. "Un paio di Tapiri giusti giusti li dovete portare anche ai responsabili, Carlo Tavecchio e Maurizio Beretta, che qui a Parma non si sono ancora fatti vedere", ha successivamente detto Donadoni al momento di ricevere da Valerio Staffelli il Tapiro d'oro di Striscia la notizia.
 

Lucarelli: ''A Genova non giochiamo''


TOMMASI: "SERVONO MISURE STRAORDINARIE" - "La richiesta di rinvio della partita è stata fatta alla Federazione. Non ci sono le condizioni per affrontare una gara di serie A" ha spiegato il presidente dell'Assocalciatori, Damiano Tommasi, che dopo aver fatto visita alla squadra è intervenuto ai microfoni di "Tutti Convocati" su Radio 24. "Noi speriamo che in questa settimana ci sia qualche speranza per il Parma. Aspettiamo assemblea di Lega del 6 marzo. La Federazione farà le sue valutazioni. I giocatori del Parma hanno deciso di aspettare un'altra settimana per capire se anche Manenti può andare avanti. Quella del Parma è una situazione straordinaria che richiede misure straordinarie. Oggi il Parma non può scendere in scampo".

PIGNORATI SPOGLIATOI -
Intanto, mentre Nevio Scala, allenatore del primo Parma in serie A, si dice pronto a guidare la squadra gratis ("Sono profondamente addolorato di quanto sta succedendo, il Parma è una mia creatura, sarebbe veramente triste vederla scomparire dal firmamento del grande calcio, mi auguro che questo non accada e sto seguendo con apprensione quello che sta succedendo"), è arrivata una nuova visita degli ufficiali giudiziari, che si sono presentati allo stadio Tardini e hanno smontato tutto il mobilio dello spogliatoio della prima squadra. In un furgone sono così finite panchine, armadietti e poltrone che, ogni domenica, occupavano i giocatori del Parma. Nei giorni scorsi stessa sorte era capitata allo spogliatoio utilizzato da Donadoni e il suo staff. Il mobilio del tecnico andrà all'asta il prossimo 5 marzo. Gli ufficiali giudiziari, dopo i sequestri allo stadio Tardini, si sono spostati al Centro Sportivo di Collecchio per altri pignoramenti nei locali solitamente occupati da staff e giocatori del settore giovanile del Parma Fc.

SPONSOR AVREBBE PAGATO TRASFERTA -
La notizia della decisione di non andare a Genova cancella di fatto l'unica buona notizia della giornata. In mattinata il club crociato aveva perfezionato l'accordo con un'azienda di articoli per la casa per una nuova sponsorizzazione sulla maglia. L'accordo, valido solo per la gara di domenica con il Genoa, avrebbe portato nella casse della società 20.000 euro coprendo ampiamente a coprire il costo del pullman e dell'albergo. La nuova sponsorizzazione non sarebbe comunque arrivata dall'entourage di Giampietro Manenti (che invece aveva promesso di avere reperito i fondi già mercoledì scorso) bensì dagli uffici commerciali del Parma che, nonostante i gravi problemi logistici, stanno continuano a lavorare per reperire nuove risorse finanziarie. In questo momento ci sarebbero poi altre aziende pronte a farsi avanti per sponsorizzare il club consapevoli che, nonostante il grave dissesto societario, il circo mediatico attorno al Parma può valere e non poco in termini di immagine.

BIABIANY ATTACCA GHIRARDI - Jonathan Biabiany, fermo da inizio stagione per un problema al cuore che in estate ha fatto saltare il suo passaggio al Milan, ha rotto il silenzio rispondendo su Twitter alle parole dell’ex presidente ducale, Tommaso Ghirardi, alla Gazzetta dello Sport. “Assurdo sentire certe interviste, mentre il Parma affonda. Ci vuole coraggio… anzi no, chi ha coraggio sistema sempre quello che combina”.
 

Caos Parma Fc, giocatori in Procura


LA VERITA’ DI GHIRARDI - Nell’intervista, infatti, Ghirardi scarica le colpe del caos crociato sul suo successore Rezart Taçi. “Pensavo di aver ceduto il Parma alla persona giusta e mi sbagliavo. Chiedo scusa ai tifosi, oggi non venderei il club a Taçi. Mi sento tradito. Così ho citato Taçi in sede civile, gli chiedo i danni per inadempienza del mandato contrattuale. Il 10 ottobre 2014 avevo pagato tutto fino al 30 giugno e non c’erano debiti verso club italiani. Avevo ottemperato agli obblighi della Lega. Volevo vendere la società, perché amareggiato dalla mancata concessione della licenza Uefa. Venni contattato da professionisti importanti, per conto di Taçi. Il 4 novembre stipulammo un preliminare di acquisto: dieci milioni a me per avere il Parma, l’impegno a versare 19 milioni il 13 novembre per saldare gli stipendi dal l° luglio, l’accollamento dei 78 milioni di debiti”. Debiti che “ammontavano a 78 milioni, saliti poi a 88 verso fine anno. Quella del buco da 200 milioni è una balla – spiega Ghirardi -. In ogni caso il 10 novembre Taçi non si presentò dal notaio per la firma definitiva, perché era negli Stati Uniti, cosi’ mi fece sapere. Vennero i suoi avvocati, che chiesero di rivedere i conti, perché qualcosa secondo loro non tornava”.

GESTIONE VENDITA GIOCATORI INADATTA - La Procura di Parma indaga ora per reati penali sugli ultimi amministratori del club. “Sono tranquillo. Per ora non ho ricevuto niente e comunque la mia gestione è finita il 19 dicembre 2014 con la cessione a Taçi”. Secondo Ghirardi, per far fronte al buco nel bilancio, “al Parma basterebbe vendere i giovani Mauri e Cerri, e pure Defrel che ho parcheggiato al Cesena, per abbatterlo della metà. Certo, non mi spiego perché Paletta sia andato al Milan per un solo milione di euro, io lo avrei dato via a 3-4, o perché a Cassano e Felipe sia stato concesso lo svincolo, senza la rinuncia agli stipendi”. Smentite le accuse di Melli, compresa quella del prestito da 100 mila euro (“Ma su, per favore”), Ghirardi spera che per lui e la sua azienda “non ci siano ripercussioni, ma il danno alla mia immagine è enorme, inutile negarlo. Tornare nel calcio? Mai, non guardo più nemmeno le partite”.

La regolarità del campionato dipende dall'amore per lo sport dei giocatori emiliani, presi in giro sin troppe volte dall'inizio di un torneo comunque falsato. La Confindustria del calcio metterà i soldi per far concludere l'anno al club crociato, ma non riuscirà a coprire le sue enormi responsabilità in una vicenda ormai kafkiana

Salvate il Parma. E salvate il campionato. Forse lo farà la Lega, che sarebbe pronta a garantire i soldi necessari per arrivare al termine della stagione. Ma l’intervento (disperato, interessato e fuori tempo massimo) della Confindustria del pallone basterà a garantire la regolarità del torneo? Sicuramente non eviterà l’ennesima figuraccia al nostro calcio, che sprofonda all’età della pietra. Per ritrovare un caso analogo bisogna tornare indietro fino alla prima metà del Novecento: nel 1943 la Palermo-Juventina fu esclusa dalla Serie B a sei giornate dalla fine. Ma in Sicilia la Guerra Mondiale aveva ormai preso il sopravvento, ed era impossibile giocare a pallone.

Probabilmente in questo caso non si arriverà alla soluzione estrema del ritiro. A Parma oggi non ci sono conflitti e tragedie, solo lo sport che soccombe alla malagestione e alle speculazioni del calcio moderno. Negli scorsi giorni si sono moltiplicate appelli e offerte di solidarietà: l’allenatore della Fiorentina, Vincenzo Montella, ha chiesto ai club di aiutare la società ducale; il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, ha scritto che si farà carico della trasferta in Liguria della Primavera del Parma, rimasta anch’essa ovviamente senza soldi. Ma parole o gesti simbolici non sono sufficienti. Ed ecco allora che nelle ultime ore si fa strada l’ipotesi di un intervento straordinario di Lega e Figc: secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, ci sarebbe un piano per portare il club in fallimento pilotato; a quel punto le istituzioni del pallone si farebbero avanti per l’amministrazione controllata, garantendo le risorse necessarie alla gestione corrente e al completamento della stagione. Per poi rientrare della spesa al momento della cessione del titolo ad una nuova proprietà la prossima estate.

Una mossa senza precedenti (del resto è tutta la situazione a non averne). Un azzardo, perché visto l’ammontare dei debiti è tutt’altro che scontato che qualcuno si faccia avanti per acquistare il Parma in Serie B (solo il fallimento totale cancellerebbe il pregresso). Ma a muovere i padroni del pallone non è certo un attacco improvviso di filantropia calcistica: la Lega vuole salvare il Parma per salvare se stessa. Il fallimento, infatti, spalancherebbe le porte a scenari surreali: sconfitte a tavolino assegnate fino al termine della stagione, o ragazzini della Primavera mandati in campo allo sbaraglio; c’è anche chi ha proposto di cancellare retroattivamente tutti i risultati del Parma (strada non praticabile dal punto di vista normativo). Poi ci sono i diritti tv per le partite già vendute, gli abbonamenti dei tifosi che potrebbero chiedere un rimborso, tutto un ingranaggio che non può incepparsi. Molto meglio avere una squadra da mandare in campo, seppur solo di facciata.

Anche perché in via Rosellini a Milano sanno bene di avere precise responsabilità sull’accaduto. Sabato la Lega si è sentita in dovere di pubblicare un lungo comunicato per rispondere alle critiche sulla “presunta carenza di controlli” e “asserita inazione delle istituzioni sportive”: si ricorda come un merito l’estromissione del Parma dall’Europa League per inadempienze fiscali, e si sottolinea la “sussistenza allo scorso giugno delle condizioni di ammissione al campionato”. Peccato che quei requisiti fossero insufficienti, visto quanto accaduto in seguito; e che il sistema non verifichi i debiti verso fornitori e parti terze (proprio quelli che in questi giorni hanno messo a rischio il match contro l’Udinese).

Arrampicate sugli specchi a parte (“il sistema italiano è uno dei più efficienti in Europa”), le colpe sono sotto gli occhi di tutti. E per questo la Lega si muove in prima persona, è pronta persino a metterci i soldi (quando di solito invece i club litigano per poche centinaia di migliaia di euro). Non basterà, però, per salvare il campionato. Con una squadra già retrocessa e dal destino segnato, la regolarità del torneo è compromessa, o se non altro affidata all’orgoglio di capitan Lucarelli e compagni, già messo a dura prova dalle troppe prese in giro degli ultimi mesi. Solo i giocatori del Parma possono ridare un minimo di dignità a questa Serie A, impegnandosi sul campo fino all’ultimo. Non per dovere (nessuno può chiederglielo), ma per amore dello sport. Per dare una lezione al calcio italiano, sperando che prima o poi impari dai suoi errori.

 

 

Europa League, scontri e cariche in piazza di Spagna e Villa Borghese. Schierati 1300 agenti

Europa League, scontri e cariche in piazza di Spagna e Villa Borghese. Schierati 1300 agenti
(agf)

Ore di tensione e guerriglia nel centro di Roma prima della partita di stasera alle 19 contro la Roma. Venti fermati e più di dieci feriti che si aggiungono ai 33 arrestati dopo i tafferugli a Campo de' Fiori nella notte. Danneggiati motorini, auto e la Barcaccia appena restaurata. Sul sito del club di Rotterdam un comunicato contro le disposizioni della polizia. Ma l'ambasciata dice: "Vergogna, noi stiamo con le forze dell'ordine". Olimpico blindato, caos anche per il traffico

Guerriglia in piazza di Spagna. Dopo tre ore di tensione, poco prima delle 16.30, nel centro di Roma si è scatenata la battaglia. Gli hooligans del Feyenoord, che oggi alle 19 affronta la squadra giallorossa in una partita di Europa League, hanno lanciato fumogeni contro gli agenti che, schierati sulla scalinata di Trinità dei Monti, hanno reagito con una carica fin dentro via di San Sebastianello. I tifosi hanno risposto tirando bottiglie e oggetti contro i poliziotti. Poi hanno anche cominciato a devastare auto, motorini, cestini della spazzatura. Almeno tre supporter sono rimasti feriti, lesioni anche per dieci poliziotti e per un fotografo, tutti medicati sul posto. Le forze dell'ordine stanno esaminando le posizioni di alcune delle persone bloccate durante i tafferugli: sarebbero almeno una ventina.

LA DIRETTA TV

La piazza è stata sotto assedio per ore, già dalla mattinataa vendere bottiglie di birra attorno agli assembramenti di tifosi, ma nessuno dice nulla".Olimpico blindato. All'Olimpico intanto s
A Roma sono giunti circa 5mila i tifosi olandesi. Ma altri 500 sarebbero arrivati nella capitale senza biglietto e per aggirare i normali controlli sarebbero passati per il Belgio.
La Uefa vigilerà la situazione dentro e fuori l'Olimpico e "ovviamente, in caso di incidenti durante la gara o nei pressi dello stadio, un'inchiesta verrebbe aperta". Questa la puntualizzazione del servizio stampa del massimo organo calcistico europeo dopo gli incidenti scoppiati nel centro di Roma.

Tensioni a Campo de' Fiori. Le tensioni erano iniziate ieri sera, in una città presidiata da 1300 agenti: intorno alle 22 decine di tifosi della squadra ospite, dopo aver bevuto birre e altri alcolici, hanno iniziato un fitto lancio di bottiglie e oggetti vari contro le forze dell'ordine, presenti in piazza Campo de' Fiori proprio per impedire che i contatti con i tifosi della squadra di casa. Trentatrè le persone fermate, tutti olandesi tifosi del Feyenoord, 16 delle quali poi arrestate dalla polizia di Stato e sette dai carabinieri. E' il bilancio dei disordini avvenuti nella notte.

Gli arresti. L'intervento delle forze dell'ordine ieri ha permesso di isolare i violenti. Al termine degli accertamenti 16 di loro, tutti di età compresa tra i 20 ed i 28 anni, sono stati riconosciuti come autori dei disordini e arrestati dalla polizia per i reati di resistenza, lesioni, rissa, violenza a pubblico ufficiale e porto di oggetti atti ad offendere. Sei agenti sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso per ferite e contusioni.
Poco più tardi, vicino via del Corso, i carabinieri sono intervenuti dopo le segnalazioni di altre risse, sempre tra tifosi olandesi. Un gruppo è fuggito su vicolo del Piombo, altri ancora hanno provato a scappare in taxi. Sei alla fine i tifosi olandesi arrestati dai carabinieri, che hanno anche sequestrato due manganelli telescopici e dei passamontagna. Per tutti, si è svolto questa mattina il processo per direttissima presso il Tribunale. La condanna patteggiata dai primi otto tifosi del Feyenoord è una multa di 45mila euro al posto di sei mesi di carcere.
Nel pomeriggio altri undici supporter sono stati condannati per resistenza, lesioni e violenza a pubblico ufficiale e a seconda delle posizioni: il giudice della decima sezione penale ha inflitto pene che vanno dagli 8 ai 16 mesi di reclusione e due multe, da 30mila e 40mila euro. Gli imputati, sottoposti alla misura del Daspo, devono anche lasciare la capitale. Il gruppo, nelle prossime ore, sarà accompagnato a Fiumicino in attesa di fare rientro a Rotterdam nella giornata di domani con i voli già prenotati. Il tribunale dovrà convalidare altri 14 arresti di tifosi olandesi accusati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
 


Marino: "Città devastata". "Roma devastata e ferita. In contatto con Prefetto, Questore e Ambasciatore d'Olanda. Non finisce qui" ha scritto intanto su twitter il sindaco di Roma Ignazio Marino. "Ho protestato e chiesto spiegazioni a chi ha la responsabilità dell'ordine pubblico in questa città, consentendo che monumenti preziosi e recentemente restaurati come la Barcaccia, diventassero bersaglio di gesti violenti". Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti parla di "Sfregio a Roma ad opera di incivili. Ora pene esemplari e nessuna indulgenza. Solidarietà alle forze dell'ordine". I tecnici della Soprintendenza si sono recati per un sopralluogo alla Barcaccia e gli uffici del Campidoglio stanno intanto studiando l'ipotesi di chiedere un risarcimento danni al club del Feyenoord. Sulla vicenda interviene anche il ministro della Cultura Franceschini: "E' una vergogna. Non sono tifosi, sono vandali". "Spero - aggiunge che adesso ci siano punizioni esemplari. In questo momento sono in corso gli accertamenti delle soprintendenze di Stato e Comune". Il Commissario europeo allo Sport, l'ungherese Tibor Navracsics, sui gravi incidenti ha commentato via Twitter: "Non c'è spazio per la violenza nello sport, né dentro, né fuori lo stadio".

L'hashtag #RomaFeyenoord. A raccontare l'altro lato dell'invasione (in questo caso pacifica) dei tifosi olandesi a Roma sono i social network, da Twitter a Facebook, passando per Instagram. Rilanciando l'hashtag #RomaFeyenoord, i supporter del club di Rotterdam si sono ritratti in fila per entrare al Colosseo, a passeggio per i Fori Imperiali e per le vie del centro storico. Come a voler prendere le distanze da quanto accaduto altrove.Il club di Rotterdam. Pochi minuti dopo gli scontri, ieri sera, sul sito della squadra olandese Feyenoord è stato pubblicato un comunicato: "Siamo sorpresi dalle decisioni della questura di Roma". Il club di Rotterdam, nonostante le scene di Campo dè Fiori e i 33 fermati tra i suoi supporter, ha deciso di far sentire la sua voce, criticando le disposizioni della polizia: "Siamo rimasti spiacevolmente sorpresi - si legge nella nota - dalla decisione unilaterale della polizia di cambiare le disposizioni concordate per i nostri tifosi. Mercoledì ci è stato comunicato che i nostri sostenitori in possesso di regolare biglietto si dovevano ritrovare in un punto di ritrovo per raggiungere lo stadio a bordo di navette e non più all'interno dello stesso impianto, come precedentemente deciso in piena intesa con le forze dell'ordine. La comunicazione da parte della polizia è particolarmente inaspettata, perché il Feyenoord ha iniziato a preparare con cura questa gara dall'inizio di gennaio e gli accordi presi con la Roma e la questura sono stati confermati per iscritto". Il comunicato continua con toni polemici: "Il Feyenoord ha violentemente protestato contro questa decisione improvvisa e dichiara che i sostenitori del club sono già ampiamente informati del programma precedentemente stabilito. La polizia sostiene tuttavia la sua decisione, senza darci altre scelte". Il team olandese si dice insoddisfatto anche per il numero di biglietti riservati ai suoi supporter: "Le autorità hanno deciso lo scorso giovedì la vendita libera dei tagliandi per il match, anche per il settore ospiti. Il Feyenoord, invece, è stato costretto a vendere i biglietti diverso tempo fa. Inoltre, il club dall'inizio delle consultazioni con As Roma e le autorità ha esortato a vendere la piena capacità del settore per i tifosi in trasferta. Ci sono stati messi a disposizione solo 5.000 posti, mentre quello spicchio di stadio Olimpico ha una capienza di circa 5.800 posti".

I commercianti romani. "Quello che è successo ieri notte a Campo dè Fiori ha dell'inverosimile - ha detto il presidente di Confcommercio Roma, Rosario Cerra - Gli esercenti sono stati costretti, da un'ordinanza emanata in ritardo e ancora peggio comunicata, a non vendere bevande alcoliche e a barricarsi dentro i propri negozi, mentre nella piazza è accaduto di tutto. Gli abusivi - ha proseguito Cerra - hanno avuto campo libero e così centinaia di bottiglie di alcolici sono state vendute ai tifosi del Feyenoord e le immagini di questa mancanza di coordinamento oggi stanno facendo il giro d'Europa, dando della nostra città un'immagine che non merita. Non basta emanare ordinanze se poi non gli si dà seguito con un adeguato presidio del territorio: così facendo viene solo penalizzato chi, ogni giorno, onestamente fa il proprio lavoro, favorendo, al contrario, l'illegalità e gli abusivi", ha concluso.

L'ambasciata olandese in Italia: ci sono "black block" della tifoseria. Per Aart Heering, addetto stampa dell'ambasciata olandese in Italia, "per fortuna i danni alla Barcaccia sono lievi, qualche bottiglia è arrivata sul margine, si è staccata solo qualche scheggia", ma resta la "vergogna". "Io sto con la polizia", ripete. Quanto al caos a Campo dei Fiori, è stato causato da "un gruppo che potremmo definire i Black block della tifoseria, che si sono ubriacati in modo vergognoso e hanno avuto un comportamento disdicevole", ma "la polizia italiana ha saputo gestire la situazione e noi ci fidiamo delle autorità italiane". Per fortuna, ha proseguito Heering, "non ci sono stati feriti, ma bloccare le tifoserie estreme non è semplice". La tifoseria 'sana' viene scortata nel viaggio verso Roma, "ma se poi c'è chi, pur non avendo il biglietto o essendo sottoposto al Daspo, prende la macchina e parte, è davvero difficile intercettarli". Si tratta, secondo l'Ambasciata, di 100-200 persone, che "la polizia italiana ha saputo tenere a bada". Heering ha aggiunto che stasera l'ambasciatore sarà allo stadio per seguire la partita e si è augurato che vada tutto bene.

COPPA DEI CAMPIONI

Champions: Impresa Psg, Chelsea eliminato. Il Bayern umilia lo Shakhtar

Colpo grosso dei francesi che, in 10 contro 11 per l'espulsione al 31' di Ibrahimovic, costringono gli uomini di Mourinho prima ai supplementari e poi li beffano con un gol al 113' dell'ex milanista Thiago Silva.

Just downloaded a video with http://www.realdownloader.com/

Award winning football website. Among the best for latest highlights & football stats. Join our vibrant community & the forums that never sleep.
VIDEOS.REAL.COM


 

ROMA – Impresa del Psg che, in 10 contro 11, elimina il Chelsea di Mourinho e vola ai quarti di finale di Champions League. Lasciati in inferiorità numerica al 31’ da Ibrahimovic, e per due volte sotto nel punteggio, i parigini hanno tirato fuori il carattere e, dopo aver costretto i Blues ai supplementari grazie a un gol di David Luiz all’86’, hanno completato l’opera centrando la qualificazione al 113’ con un colpo di testa dell’ex milanista Thiago Silva. Assieme al Psg avanza anche il Bayern che, dopo lo 0-0 di Kiev, ristabilisce le giuste distanze con lo Shakhtar, rifilandogli un umiliante e storico 7-0 (eguagliato il record della vittoria più larga dei bavaresi in Champions: 7-0 al Basilea nel 2012).

CHELSEA-PSG 2-2 dts
Gara al cardiopalmo a Stamford Bridge. A rompere l’equilibrio, dopo mezz’ora intensa quanto noiosa, pensa l’arbitro Kuipers che, con eccessiva severità, espelle con un rosso diretto Ibrahimovic per un fallo da giallo ai danni di Oscar. Il Chelsea ne approfitta e prende decisamente in mano le redini del gioco. La squadra di Mourinho, però, conclude poco e Sirigu deve svolgere poco pià di un lavoro ordinario per respingere le conclusioni di Oscar e del subentrato Willian su punizione. Il Psg non si limita a difendersi e, al 57’, si crea una clamorosa palla-gol per passare: Cavani, lanciato sul filo del fuorigioco da Verratti, salta anche Courtois in uscita ma a porta vuota manda incredibilmente il pallone sul palo interno alla destra del portiere. Il Chelsea si spaventa e i francesi prendono coraggio, chiamando in causa Courtois con un diagonale di sinistro di Pastore. Col passare dei minuti la squadra di Blanc si sbilancia e i Blues finiscono per approfittarne. Ramires in contropiede impegna Sirigu e, sul successivo angolo, il Chelsea passa (81’): un tiro svirgolato di Diego Costa si tramuta in un perfetto assist per Cahill che con un forte destro di controbalzo dai 12 mt insacca. Il Psg non s’abbatte e, all’86’, pareggia con un perfetto stacco di testa dell’ex David Luiz su angolo dalla destra di Lavezzi. Si va ai supplementari e a complicare i piani a Blanc, al 96’, è Thiago Silva che, nel tentativo di anticipare Zouma, intercetta ingenuamente con una mano alzata un pallone vagante in area. Inevitabile il rigore che Hazard trasforma con freddezza. L’ex difensore milanista, però, ce la mette tutta per farsi perdonare e, dopo aver costretto Courtois a una prodezza, riesce nell’intento al 113’: svetta più in alto di tutti su un angolo dalla sinistra di Thiago Motta e con un perfetto colpo di testa parabolico infila il pallone sotto la traversa gelando Stamford Bridge.
 

Ibra, rosso e polemica: "Quelli del Chelsea sono dei bambini"


BAYERN-SHAKHTAR DONETSK 7-0

 

LETTERALMENTE REAL MERDRID: LA MASSA DI TIFOSI COL ZUCCOTTO IN TESTA CONTESTANO IL TECNICO ITALIANO CHE GLI HA PORTATO IN DOTE LA DECIMA ( CHE NON VINCEVANO DA 12 ANNI !!!) CONTESTANDOGLI MANCANZA DI POLSO QUANDO SOLO DUE ANNI PRIMA CONTESTAVANO MOURINHO PER ECCESSIVA DUREZZA.....

Mi piace ·  · 

 

 

 

 

 

 

 

#AncelottiVeteYa. ‘Vattene subito’. Le contestazioni sugli spalti dei tifosi del Real Madrid, dopo il tonfo per 4-3 in Champions contro lo Schalke, si sono trasformate in un hashtag con cui l’allenatore emiliano è stato additato come il responsabile principale del momento di crisi dei blancos. Laddove per crisi si intende un punto sotto alla capolista Barcellona in campionato e i quarti di coppa comunque raggiunti. E il giorno dopo la situazione non è certo migliorata, con la stampa iberica specializzata a sparare alzo zero contro il tecnico, parlando di prestazione vergognosa, di “umiliazione” e di “pena”. Non sono bastate quindi le vittorie del mondiale per club e della coppa dalle grandi orecchie. Dopo qualche mese, se il gioco non va bene, in Spagna sei invitato a farti da parte. Allo stesso modo, se raggiungi i traguardi, dopo qualche mese sei nuovamente perdonato. Ad ammettere le sue colpe era stato lo stesso Ancelotti pochi giorni prima del match di Coppa: “Quando una squadra non gioca bene è colpa dell’allenatore al cento per cento. Quando vince il merito del mister è pari a zero, questo mi è molto chiaro”.

Proprio l’aplomb con cui si era preso le responsabilità per il momento no della sua squadra, nel giorno del sorpasso in classifica da parte degli storici rivali del Barcellona, è una delle critiche più pesanti che gli vengono mosse da stampa e tifosi. Ancelotti non urla, non punisce, non usa il pugno duro. Il paragone, implicito, è con il suo ingombrante predecessore. José Mourinho non guardava in faccia nessuno. Era capace di far sedere in panchina un’istituzione come Iker Casillas e non amava le prime donne. Il rapporto con la tifoseria ha iniziato a incrinarsi a gennaio. Contro l’Espanyol l’intoccabile Cristiano Ronaldo ha un battibecco con Gareth Bale, che viene puntualmente fischiato dal pubblico. A nulla servirà la difesa dello stesso CR7 al compagno.

Ormai le contestazioni sugli spalti nei suoi confronti diverranno la normalità. Il gallese, mister 100 milioni, fortemente voluto da Ancelotti, è la prima donna che i tifosi vogliono in panchina, ma che il mister si ostina a schierare. Perché se l’accusa di eccessiva malleabilità regge nel rapporto con i giocatori, sulla gestione della squadra il tecnico italiano non transige. Degli anni del Milan, oltre alle vittorie sono note le diatribe con Berlusconi, che voleva sostituire il suo “albero di Natale” con il 4-4-2. Adesso, paradossalmente, è quest’ultimo il modulo a cui Ancelotti si è affidato per schierare il Real e, nonostante le numerose critiche, non vuol saperne di abbandonarlo: “Non cambieremo la nostra identità e il sistema di gioco, perché i giocatori si trovano bene”.

Il 22 marzo è il giorno del “Clasico” contro il Barcellona. Probabilmente lì si deciderà il destino di Ancelotti, oltre al vincitore della Liga. Intanto, la società ha ribadito la fiducia nell’allenatore, che gode dell’appoggio incondizionato del presidente Florentino Perez. Sui social, i tifosi si dividono tra chi vuole le dimissioni, magari affidando la squadra a Fernando Hierro o a Zinedine Zidane, e chi ricorda che Ancelotti è il tecnico che ha riportato il Real sul tetto del mondo, partendo dalla ricostruzione della difesa, il punto debole degli ultimi anni. La spaccatura, su Twitter, riguarda anche i tifosi italiani, pur se con argomenti diversi. Alcuni si limitano a dare degli ingrati ai madridisti, altri rivogliono subito Ancelotti su una panchina della Serie A.

 

Champions, Schalke 04 fa tremare Ancelotti, ma il Real passa. Il Porto spazza via il Basilea

I blancos avanzano ai quarti con l'affanno. I tedeschi vincono 4-3 e per poco non ribaltano la qualificazione dopo lo 0-2 di Gelsenkirchen. Nell'altro ottavo tutto semplice per i lusitani che rifilano 4 reti alla squadra di Paulo Sousa.

Il Real Madrid accede con affanno ai quarti di finale di Champions League. Dopo il successo per 2-0 a Gelsenkirchen, cade clamorosamente per 3-4 al Bernabeu contro lo Schalke di Di Matteo e avanza solo grazie alla differenza reti. Fa decisamente meglio il Porto che, nell’altro ottavo della serata, travolge per 4-0 il Basilea e completa l’opera iniziata a Basilea dove, tre settimane fa, aveva strappato un prezioso 1-1.

REAL MADRID-SCHALKE 3-4
Due parate di Casillas salvano Ancelotti ed evitano al Real la clamorosa eliminazione dalla Champions League. Forti del netto vantaggio conquistato all’andata, i blancos iniziano il match pigramente e lo Schalke ne approfitta. Dopo aver sfiorato il bersaglio con Choupo-Moting, i tedeschi passano a sorpresa (20’): Barnetta dalla destra smarca in area Fuchs che con un forte sinistro da 12 mt piega le mani a Casillas.

Il Real si sveglia e, dopo appena 5’, pareggia con Cristiano Ronaldo che svetta più in alto di tutti su un angolo dalla destra di Kroos. Lo Schalke non s’abbatte e, 1’ dopo aver colpito una traversa con Huntelaar, torna di nuovo avanti (40’): Mayer con un sinistro dal limite impegna Casillas; sulla respinta irrompe lo stesso Huntelaar che insacca di destro sotto l’incrocio. Il Real si rimbocca le maniche e, dopo aver impegnato Wellenreuther con Khedira, trova il 2-2 (45’) con il solito Ronaldo che infila di testa l’incrocio sfruttando un cross dalla sinistra di Coentrao.

La squadra di Ancelotti insiste e, al 52’, ribalta la situazione: Coentrao serve in area Benzema che salta in orizzontale tutta la difesa dello 04, portiere incluso, e infila un destro a porta vuota sul primo palo. Lo Schalke non s’abbatte e, al 57’, ristabilisce la parità: il 3-3 lo firma il 19enne Sané che bagna l’esordio in Champions League con un magnifico sinistro a giro dal limite. Il Real prende finalmente in mano le redini di gioco ma non chiude i conti con Arbeloa, Kroos, Bale e Izco.

Lo Schalke sembra non averne più e, invece, all’84’ torna di nuovo in vantaggio: Huntelaar approfitta di un tocco sbagliato all’indietro di Modric e con un gran destro dal limite infila il pallone sotto la traversa. Il Real si spaventa e tocca a Casillas salvarlo dalla clamorosa eliminazione: il portiere spagnolo resta il più lucido e, nel disperato assalto finale degli ospiti, blocca con sicurezza due insidiose conclusioni di Sané e Howedes.

CAMPIONATO SPAGNOLO

Spagna, Real Madrid ko a Bilbao: per Ancelotti piove sul bagnato, il Barça può sorpassare

Spagna, Real Madrid ko a Bilbao: per Ancelotti piove sul bagnato, il Barça può sorpassare
(ansa)

Dopo una settimana piena di critiche, la squadra di Carlo Ancelotti si arrende all'Athletic (gol di Aduriz). Se il Barcellona domenica batte il Rayo Vallecano sarà sorpasso in vetta

ROMA - E' probabilmente il momento più difficile per Carlo Ancelotti da quando è alla guida del Real Madrid. Dopo una settimana carica di critiche seguenti allo scialbo pareggio interno con il Villarreal, arriva infatti la sconfitta al San Mames di Bilbao. I "blancos" perdono 1-0 in casa dell'Athletic e adesso rischiano di perdere seriamente di perdere anche la vetta della classifica, visto che il Barcellona è a -2 e domenica ospiterà con il morale a mille il Rayo Vallecano al Camp Nou. Di Aduriz, al 26' del primo tempo, la rete che decide la partita. Nel secondo tempo il Real domina il gioco ma si rende pericoloso soltanto nel finale quando Gareth Bale al 77' colpisce un palo clamoroso con un sinistro dalla lunga distanza.
 

Bilbao, tiro da centrocampo: Bale colpisce il palo

Just downloaded a video with http://www.realdownloader.com/

Watch In Best Quality Atletico Madrid Vs Valencia 1-1 Full Highlights La Liga 08-03-2015. ( 1st Highlight In Best Quality Atletico Madrid Vs Valencia ) ...
VIDEOS.REAL.COM


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Just downloaded a video with http://www.realdownloader.com/

Athletic Bilbao Vs Real Madrid 1-0 Full Highlights La Liga 07-03-2015. ( 1st Highlight In Best Quality Athletic Bilbao Vs Real Madrid ) Description : Wa ...
VIDEOS.REAL.COM


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAMPIONATO ITALIANO

Da Gila a Doumbia passando per Spolli: quando il mercato è stato un flop

Gabbiadini e Salah sono le uniche eccezioni ad una campagna di rafforzamento di gennaio che ha rinforzato poco o niente. Spiccano gli ingaggi della Roma (18 milioni spesi per complessivi 135') e della punta viola. Ma anche a Milano e Genova non stanno meglio

ROMA - Lustrini e scintillii addirittura abbaglianti: quando si parla dell'ultimo mercato invernale, come non pensare a Salah, ai 6 gol in 7 gare, alla cavalcata mozzafiato contro la Juve dell'ala che la Fiorentina ha prelevato dal Chelsea. Ma dietro ai lampi dell'egiziano (e a Gabbiadini, 5 gol da quando è a Napoli) sono altri gli acquisti d'Egitto, i rinforzi che non hanno rinforzato, appesantendo semmai le finanze dei club di serie A, già non proprio avvezzi a navigare nell'oro. I primi a subire le conseguenze dell'exploit di Salah sono due centravanti, oscurati - per motivi diversi - dal neo viola.

GILA FLOP. DOUMBIA-IBARBO-SPOLLI: 18 MLN PER 135 MINUTI - Per sentenze o bilanci definitivi è presto, ma a un mese e una settimana dalla fine del mercato d'inverno, è già ora di tirare la prima linea. Sessantanove acquisti effettivi tra il 4 gennaio e il 2 febbraio: promossi da una parte, dall'altra i bocciati. Come Gilardino, arrivato per regalare alla Fiorentina i gol che non riusciva a segnare: ora li fa Salah, lui lo guarda malinconicamente dalla panchina, la miseria di 49 minuti distribuiti su 3 presenze senza lasciare alcun segno. Un destino simile a quello di Seydou Doumbia: la Roma aveva in mano Salah, provò a prendere Luiz Adriano, alla fine scelse l'ivoriano, chiamato per garantire i gol che non arrivavano più. Ma tra Coppa d'Africa, un singolare infortunio alla schiena e qualche comparsata spettrale, a Roma ha alimentato soltanto i rimpianti per l'egiziano finito a Firenze. Ma su tutto il mercato giallorosso sarebbe meglio astenersi: in tre, Doumbia, Ibarbo e Spolli, sono costati 18,5 milioni (14,5 l'ivoriano, 2,5 per il prestito dell'ex Cagliari e 1,5 per quello del centrale ex Catania), in campo però si sono visti per un totale di 152 minuti tra campionato e coppe, 135 minuti l'ex Cska Mosca, 17 l'ala colombiana, nessuno l'argentino.

DESTRO, CERCI E PODOLSKI: MILANO PIANGE - Certo non è andata meglio a chi dalla Roma ha comprato: il Milan si chiede ancora che fine abbia fatto quel Mattia Destro capace di girare a una media vicina al gol a partita: a Milano un gol soltanto in 254 minuti, con l'umiliazione dell'ingresso in campo a un minuto dalla fine sabato sera contro il Verona. Desaparecido anche il talento di Alessio Cerci: nove presenze e neanche lo straccio di un gol, con l'etichetta di salvatore della patria sostituita da quella di vuoto a rendere, ovviamente all'Atletico che si mangia le mani per aver investito su di lui 15 milioni di euro. Se non altro non ha investito l'Inter per Lukas Podolki: 644 minuti complessivi per 600 mila euro d'investimento, quasi mille euro a minuto giocato. Di gol, come per Cerci, neanche a parlarne.

LE DELUSIONI DI GENOVA, DA CORREA A BORRIELLO - Ma se Atene piange Sparta non ride: anche all'ombra delle grandi non è che le cose vadano benissimo. Prendete la Samp, protagonista forse del vero mistero (o forse no) del mercato invernale. A inizio gennaio ha investito oltre 8 milioni di euro per Joaquin Correa, talentino dell'Estudiantes di cui un po' tutti parlavano in Argentina. E però il ragazzo, vent'anni, non quindici, il campo non l'ha praticamente mai visto: 46 minuti col Chievo, 13 con l'Atalanta, in mezzo solo tanta panchina. E le leggende sul suo futuro, con Genoa parcheggio semestrale, continuano ad auto alimentarsi di settimana in settimana. In città, ma sulla sponda genoana, avevano accolto con un entusiasmo anche ingiustificato il ritorno di Borriello. Gasperini, che il realismo sa esattamente cosa sia, l'ha impiegato per 11 minuti nel derby con la Samp, poi nulla pi: anzi quattro giorni è finito con la Primavera rossoblu, 74 minuti senza segnare neanche lì. In Liguria ha preso il posto di Matri e Pinilla: il primo mai impiegato dalla Juve causa infortunio, il secondo deludente a Bergamo. Un solo gol in 7 presenze del cileno non è bastato a salvare Colantuono: ora Reja spera di non dover iscrivere anche il proprio nome al registro dei flop invernali.

Milan-Verona 2-2: Nico Lopez agguanta il pari al 94', Inzaghi traballa

Milan-Verona 2-2: Nico Lopez agguanta il pari al 94', Inzaghi traballa
Nico Lopez segna la rete del 2-2 allo scadere (ansa)

Mi piace ·  · 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ennesima prova insufficiente dei rossoneri che gettano al vento all'ultimo minuto di recupero una vittoria che sembrava cosa fatta. Nel primo tempo vanno a segno su rigore Toni e Menez. A inizio ripresa Mexes provoca l'autogol di Tachtsidis. L'attaccante uruguaiano fa centro nel finale. Espulso Mandorlini

MILANO – Senza idee e senza gioco, il Milan getta al vento all’ultimo minuto di recupero una vittoria che pareva ormai cosa fatta contro il Verona. Sarebbe stato un successo forse immeritato, ma di importanza capitale per ridare fiducia e morale a una squadra in chiara difficoltà. E invece l’ennesima prestazione insufficiente fa restare in bilico la panchina di Pippo Inzaghi. Domenica si decide del suo futuro, se dovesse essere esonerato i nomi sul tavolo sono quelli di Tassotti e Brocchi. Nel primo tempo vanno a segno su due calci di rigore netti Toni e Menez. A inizio ripresa Mexes, favorito da una deviazione decisiva di Tachtsidis, lancia i rossoneri. Gestione del vantaggio discutibile e 2-2 subito nel finale grazie a Nico Lopez.

MILAN MOLLE, CUCCHIAIO DI TONI – 4-3-1-2 per Inzaghi che per l’attacco opta per Pazzini (panchina per Destro) e Cerci con Menez a supporto. In mezzo al campo ci sono Poli, Muntari e Bonaventura. Al centro della difesa rientra Mexes, preferito a Bocchetti, insieme a Paletta, con Bonera e Antonelli terzini. Mandorlini risponde con un modulo simile. Davanti, insieme all’intoccabile Toni, ecco Juanito Gomez e Jankovic. A centrocampo Tachtsidis con a fianco Ionita e Halfredsson. Marquez è ko e al suo posto al centro della difesa c’è Marques con Sala e Pisano terzini. La partita vede il Milan che tenta di attaccare, ma senza riuscirci. Lungo giropalla sterile e pochissime idee se non lanci su Pazzini che Moras e Marques quasi sempre intercettano. Lo stesso Pazzini al 12’ manca la deviazione vincente dopo un bel triangolo con Menez. Meglio il Verona che difende bene e riparte per fare male. Sala non trova la porta da fuori così come Toni dopo una punizione. Ma al 17’ Muntari è ingenuo e sgambetta in area Ionita. Rigore netto che Toni realizza con un cucchiaio. Undicesima rete del centravanti scaligero in campionato.

PAREGGIA MENEZ SU RIGORE – Il Milan non cambia atteggiamento e fa tanta fatica per trovare un varco nell’area ospite. Ci riesce alla mezz’ora quando Bonaventura serve Antonelli in area, a sinistra. Cross basso ma salva tutto Pisano. Al 31’ ancora Verona: lancio verticale di Sala per Ionita sulla destra, il centrocampista va sul fondo, rientra e calcia col sinistro. Respinge coi piedi Diego Lopez. Al 40’ l’episodio che fa rientrare in partita il Milan: punizione dalla destra con schema per Mexes in area, Jankovic vuole anticipare a tutti i costi il francese e lo prende sulle gambe. Rigore netto anche questo che Menez non sbaglia.

MEXES LANCIA IL MILAN – Due minuti di secondo tempo e il Milan torna in vantaggio. Cerci crossa in area dalla sinistra, la difesa respinge. Di testa Menez rimette la palla dentro, Mexes controlla e prova il tiro defilato a destra. Trova un rimpallo ma ci riprova praticamente dal fondo pescando un gol quasi impossibile: Pisano tenta il salvataggio ma rinvia sui piedi di Tachtsidis che fa autogol. Il Verona vive il suo peggiore momento di gara e Mandorlini perde anche Marques per infortunio: entra Rodriguez. Benussi con coraggio esce e ferma Pazzini. Toni prova a dare la scossa all’11’ ma il suo destro non centra la porta.

NICO LOPEZ LO RIPRENDE – Nel Verona esce anche Halfredsson per Obbadi, mentre Inzaghi opta per Honda al posto di un anonimo Cerci. Il Milan adesso fa possesso-palla per gestire il vantaggio, ma gli ospiti quando possono si fanno vedere. E al 28’ hanno un’occasione colossale Tachtsidis che calcia dal limite col destro e coglie una clamorosa traversa. Il Milan riparte spesso in contropiede ma uno stanchissimo Menez perde palloni in attacco quando è chiamato in causa. Inzaghi si copre con Bocchetti al posto di Pazzini, mentre Mandorlini fa entrare in campo Nico Lopez al posto di Jankovic. Non succede praticamente più nulla fino al 50’, ultimo dei 5’ di recupero: lancio lungo, Juanito Gomez, pressato da Mexes e da un Bocchetti che esce dalla linea difensiva a vuoto, fa una sponda al limite, spalle alla porta, per l’inserimento di Nico Lopez che entra in area e col destro fa secco Diego Lopez per il 2-2 finale.Milan-Verona 2-2 (1-1).
Milan (4-3-1-2):
Diego Lopez 6; Bonera 6, Paletta 6, Mexes 6,5, Antonelli 6; Poli 5,5, Muntari 4,5, Bonaventura 6; Menez 6 (45′ st Destro sv); Pazzini 5,5 (31′ st Bocchetti 4,5), Cerci 5 (18′ st Honda 5,5). In panchina: Abbiati, Gori, Abate, Mastalli, Van Ginkel, Suso. Allenatore: Inzaghi 5.
Verona (4-3-3): Benussi 6; Pisano 6, Moras 6, Marques 6 (4′ st Rodriguez 6), Sala 6,5; Ionita 6, Tachtsidis 6,5, Hallfredsson 5,5 (16′ st Obbadi 5,5); Jankovic 5 (33′ st Nico Lopez 7), Juanito Gomez 6, Toni 6,5. In panchina: Rafael, Brivio, Sorensen, Martic, Campanharo, Obbadi, Greco, Agostini, Fernandinho, Saviola, Christodoulopoulos. Allenatore: Mandorlini 6.
Arbitro: Giacomelli (Trieste).
Reti: 18′ pt Toni su rigore, 41′ pt Menez su rigore, 2′ st Tachtsidis autogol, 50′ st Nico Lopez.
Ammoniti: Ionita, Hallfredsson.
Espulso Mandorlini al 45′ st per proteste.
Calci d’angolo: 9-3 per il Milan.
Recupero: 1′, 6′.
Spettatori: 29.510 per un incasso di 694.353,95 euro.

Napoli-Inter 2-2, gli azzurri sprecano, il cucchiaio di Icardi vale la rimonta

A San Siro finisce come all'andata: partenopei avanti con Hamsik e Higuian, ma gli ospiti non mollano e trovano il pari grazie a Palacio e al rigore dell'attaccante argentino, che raggiunge Tevez in testa alla classifica cannonieri. Ennesima occasione fallita per i padroni di casa di avvicinarsi alla Roma

Mi piace ·  · 

 

 

 

 

 

 

 

NAPOLI – Gol e spettacolo nel match al San Paolo tra Napoli e Inter. Finisce 2-2 come nella gara d’andata e, come in quella occasione, le reti arrivano tutte nella ripresa: gli azzurri vanno in doppio vantaggio grazie ad Hamsik e Higuain, ma gli ospiti non mollano e trovano il pareggio grazie ai gol di Palacio e Icardi su rigore, tirato con il cucchiaio alla ‘Totti’. Bicchiere mezzo vuoto per i ragazzi di Benitez, che falliscono l’ennesima occasione di avvicinarsi alla Roma e lunedì rischiano di essere agganciati al terzo posto dalla Lazio.

LA CRONACA, POCO TURNOVER – Nonostante l’impegno di giovedì prossimo in Europa League per entrambe le squadre, Benitez e Mancini schierano i titolari. Henrique e Inler sostituiscono gli infortunati Maggio e Gargano, mentre c’è Mertens dall’inizio con Gabbiadini in panchina. Mancini lascia fuori Kovacic e Podolski, schierando dall’inizio Shaqiri e Palacio. In porta confermato Handanovic. La partita è subito molto attiva: Handanovic è bravo a dire due volte di no ad Higuain, prima su un diagonale di destro, poi su un tentativo di pallonetto del Pipita, ma il portiere sloveno non si fa superare. Per gli ospiti Shaqiri e Guarin sono i più attivi, ma per Icardi arrivano pochissimi palloni. E’ allora ancora il Napoli ad andare vicinissimo al vantaggio: cross di un rapidissimo Mertens, la palla è perfetta per il tap-in di Higuain, che però calcia alto. E’ una bella partita, mancano solo i gol.

RIPRESA, ECCO I GOL – Nel secondo tempo parte bene il Napoli e al 6′ arriva il gol: cross dalla destra di Henrique e preciso stacco di testa di Hamsik. Icardi e D’Ambrosio sfiorano il bersaglio grosso di testa, ma i padroni di casa controllano e ripartono con il turbo. E così, al 17′, ecco il 2-0 azzurro con un gran tiro dalla distanza di Higuain, servito da Hamsik, che non lascia scampo ad Handanovic con l’aiuto del palo.

LA RIMONTA NERAZZURRA – Match in tasca per il Napoli? Tutt’altro. Mancini, infatti, schiera Hernanes per Brozovic e passa al 4-2-3-1. Il Napoli accusa la stanchezza e cala fisicamente. Al 23′ Koulibaly rischia l’autogol, l’Inter aumenta la pressione e, al 26′, dopo una gran botta di Icardi fuori di un niente, accorcia con Palacio, bravo a spedire in rete un pallone vagante nato da un cross di Santon (gran partita per lui) dalla destra. Al 42′, Henrique atterra Palacio in area: rigore e secondo giallo per il difensore di casa. Icardi si incarica della battuta e, con un cucchiaio alla Totti, firma il 2-2 che fa felice Mancini per un pareggio che dopo la rete di Higuain sembrava insperato. Bicchiere mezzo vuoto per il Napoli, che perde così l’ennesima occasione per avvicinarsi alla Roma e domani può essere agganciata dalla Lazio al terzo posto.

NAPOLI-INTER 2-2 (0-0)
NAPOLI (4-2-3-1): Andujar 6; Henrique 5,5, Albiol 6, Koulibaly 5.5, Strinic 6,5; Inler 6,5, David Lopez 6; Callejon 5,5, Hamsik 6,5 (34’st Gabbiadini sv), Mertens 6 (28’st De Guzman 5.5); Higuain 6.5. In panchina: Rafael, Colombo, Jorginho, Mesto, Zuniga, Ghoulam, Zapata. Allenatore: Benitez.
INTER (4-3-1-2): Handanovic 6.5; Santon 7, Ranocchia 6,5, Juan Jesus 5 (39’st Puscas sv), D’Ambrosio 6; Guarin 6, Medel 5,5, Brozovic 5 (21’st Hernanes 6); Shaqiri 6; Palacio 6.5, Icardi 6,5. In panchina: Carrizo, Andreolli, Kovacic, Podolski, Campagnaro, Vidic, Kuzmanovic, Obi, Dodo’, Felipe. Allenatore: Mancini.
ARBITRO: Rocchi di Firenze
RETI: 6’st Hamsik al 6′,Higuain al 17′, Palacio 71′ e Icardi su rigore al 87′
AMMONITI: Juan Jesus, Mertens, Brozovic, Henrique e Guarin.
ESPULSO: Henrique per doppia ammonizione.
ANGOLI: 5-5.
RECUPERO: 1′ e 3′

Lazio-Fiorentina 4-0: biancocelesti travolgenti, agganciato il terzo posto

Lazio-Fiorentina 4-0: biancocelesti travolgenti, agganciato il terzo posto
Klose, doppietta alla Fiorentina (lapresse)

La squadra di Pioli batte nettamente i viola con una grande prestazione, grazie alle reti di Biglia, Candreva e Klose (doppietta) e raggiunge il Napoli alle spalle di Juve e Roma. I gigliati cadono dopo 13 risultati utili consecutivi

Mi piace ·  · 

 

 

 

 

 

 

 

ROMA – L’aquila biancoceleste vola sempre più in alto. Nello scontro diretto per la corsa alla Champions la Lazio travolge la Fiorentina con un rotondo 4-0 e mette a segno l’aggancio al Napoli al terzo posto in classifica. La vittoria degli uomini di Pioli non è mai apparsa in discussione e già alla fine del primo tempo, terminato 1-0, il passivo per i viola poteva essere più pesante, se non fosse stato per gli interventi di Neto. Nella serata della Fiorentina, che cade dopo una striscia di 13 risultati utili consecutivi, invece c’è ben poco da salvare a parte la prova dell’estremo difensore brasiliano.
 
LE SCELTE – Pioli lascia intendere di volere una Lazio intraprendente già dalle scelte di formazione. Vista la squalifica di Parolo, il tecnico biancoceleste punta sul 4-2-3-1, con Candreva, Mauri e Felipe Anderson a sostegno di Klose. Montella non rischia Pizarro e Borja Valero, non ancora al meglio, e in attacco, privo di Babacar e Gomez, preferisce Ilicic – in versione ‘falso nove’ – a Gilardino.

LAZIO SCATENATA IN AVVIO – L’inizio di partita della Lazio è travolgente. Gli uomini di Pioli aggrediscono la gara con grande intensità e al 6’ passano in vantaggio. Al termine di un’azione insistita di marca biancoceleste, i viola riescono a liberare l’area ma sulla ribattuta si coordina alla perfezione Biglia che, al volo, trafigge Neto con un destro imparabile. La Fiorentina sbanda e accusa la rapidità della Lazio sulle corsie esterne e le ficcanti verticalizzazioni che mettono spesso Klose e Anderson a tu per tu con Neto.
 
NETO SALVA LA FIORENTINA – E’ proprio il portiere brasiliano ad evitare un passivo più pesante alla squadra di Montella. Tra il 9’ e il 12’ Klose e Anderson hanno la palla del raddoppio, ma in entrambi i casi Neto si oppone bene, complice anche la poca cattiveria degli attaccanti laziali sotto porta. I biancocelesti calano d’intensità con il passare dei minuti, ma la Fiorentina non va oltre uno sterile possesso e non affonda mai con incisività. La Lazio, al contrario, quando riparte è pericolosissima e al 33’ sfiora il raddoppio con un altro tiro al volo di Biglia, quasi fotocopia rispetto al gol. Questa volta, però, Neto vola a deviare la palla sul palo e la Lazio va a riposo con il rammarico di non aver sfruttato meglio la netta supremazia dimostrata nei primi 45 minuti.
 
LA LAZIO DILAGA NELLA RIPRESA – In casa laziale i timori di un calo, come già accaduto nel derby e nella trasferta di Milano contro l’Inter, vengono spazzati via da un secondo tempo nel quale i biancocelesti dominano meno a livello di gioco, ma annichiliscono la Fiorentina con ripartenze devastanti. I viola provano a riprendere la gara, ma nonostante i cambi di Montella (dentro Pizarro e Gilardino) non arrivano grandi occasioni da rete. Solo Badelj, liberato al tiro da Salah, fallisce al 57’ una buona opportunità. Pochi minuti più tardi, però, arriva il colpo del ko. Anderson brucia con un’accelerazione fulminante Tomovic che lo atterra in area. Il rigore è inevitabile e Candreva spiazza Neto dal dischetto al 65’.
 
KLOSE CALA IL POKER – Le sorti della gara appaiono segnate molto di più di quanto dica il punteggio, vista l’incapacità di reagire della Fiorentina. Gli spazi per il contropiede laziale sono sempre più ampi e Klose, da rapace dell’area di rigore, corregge in rete al 75’ e all’85’ due respinte di Neto che si era opposto prima a Candreva e poi a Keita. La Lazio festeggia così la sua quarta vittoria consecutiva in campionato e, oltre ad agganciare il Napoli, inizia a credere davvero nella rimonta sui cugini giallorossi. La Fiorentina, che fallisce il definitivo salto di qualità dopo il successo con la Juve in Coppa Italia, dovrà riordinare in fretta le idee in vista dell’andata degli ottavi di Europa League contro la Roma.
 
LAZIO-FIORENTINA 4-0 (1-0)
LAZIO (4-2-3-1): Marchetti 6; Basta 6.5, De Vrij 6.5, Mauricio 6.5 (4’st Novaretti 6), Radu 6.5; Biglia 7.5, Cataldi 6.5; Candreva 7.5 (31’st Keita sv), Mauri 6.5 (35′ st Onazi sv), Felipe Anderson 7.5; Klose 7.5. In panchina: Berisha, Strakosha, Cana, Ciani, Cavanda, Braafheid, Ledesma, Ederson, Perea. Allenatore: Pioli.
FIORENTINA (4-3-3): Neto 7; Tomovic 4.5, Savic 5, Basanta 4.5, Pasqual 5; Kurtic 5, Badelij 5 (32’st Joaquin sv), Fernandez 5.5; Diamanti 5 (1’st Pizarro 5.5), Ilicic 5 (10’st Gilardino 5.5), Salah 5.5. In panchina: Rosati, Lezzerini, Rodriguez, Richards, Alonso, Rosi, Lazzari, Borja Valero, Vargas. Allenatore: Montella.
ARBITRO: Tagliavento.
MARCATORI: 6’pt Biglia, 20’st Candreva (rig), 30’st e 40’st Klose.
NOTE: spettatori 27.000 circa. Ammoniti: Mauricio, Basanta, Kurtic, Tomovic, Candreva. Angoli: 6-3 per la Fiorentina. Recupero: 0′, 0′.

COPPA ITALIA

Juventus-Fiorentina 1-2: Salah incanta e stende i bianconeri

Juventus-Fiorentina 1-2: Salah incanta e stende i bianconeri
Salah segna la rete del 2-1 finale (ansa)

Dopo quasi due anni i bianconeri perdono in casa. Merito dei viola che ora intravedono la finale di Coppa Italia. Nel primo tempo segna l'egiziano dopo un contropiede di 70 metri. Ma Llorente pareggia di testa. Nella ripresa a segno ancora l'ex giocatore del Chelsea

TORINO – Una lezione alla Juventus. La Fiorentina si impone meritatamente sui bianconeri ed espugna 2-1 lo Stadium, impianto dove i torinesi non perdevano dal 10 aprile 2013, 0-2 contro il Bayern Monaco in Champions League. E dove l’ultima squadra italiana a vincere è stata la Sampdoria il 6 gennaio 2013. L’ultimo successo toscano in Coppa Italia a Torino risale invece al 24 maggio 1936 (1-3). I viola passano in vantaggio nel primo tempo grazie a uno strepitoso gol in contropiede di Salah. Quindi il pareggio di Llorente. Ma nella ripresa ancora Salah punisce i bianconeri.

BUONA JUVE MA SEGNA SALAH – Ampio turnover per Allegri che schiera un 4-3-3 con Ogbonna e Bonucci davanti a Storari, Caceres e Padoin sono i terzini. A centrocampo Vidal, Marchisio e Pogba. Attacco affidato a Pepe, Llorente e Coman. Montella risponde con un modulo a specchio che prevede il trio Joaquin, Gomez e Salah in attacco. In mezzo al campo Kurtic, Badelj e Mati Fernandez. In porta Neto protetto da Richards, Rodriguez, Basanta e Alonso. La Juventus dopo una manciata di secondi potrebbe già indirizzare il match in suo favore ma Vidal sbaglia due volte. Se il primo tentativo è un velleitario tiro dal volo, il secondo è un grave errore: solo in area davanti a Neto, il cileno calcia male col sinistro mandando la palla sul fondo. La Fiorentina subisce soffrendo il forcing bianconero e risponde solo con un tiro al volo di Kurtic, sul fondo di poco. I bianconeri insistono ma all’11’ perdono palla dopo un angolo, Salah si invola verso Storari, resiste al tentativo di ritorno di Padoin e, dopo 70 metri di corsa, infila il portiere bianconero con un sinistro diagonale sul secondo palo. Gol meraviglioso.
 

Salah ''coast to coast'': corsa di 70 metri e gol


PAREGGIA LLORENTE – Dopo il vantaggio viola la Juventus perde fiducia e arranca. L’unico tentativo è un destro da fuori di Marchisio, out. Coman viene toccato duro da Kurtic, zoppica ma stoicamente resta in campo. Ed è proprio il giovane francese al 24’ a dare il via all’azione del pareggio: apertura a destra per Pepe che controlla e crossa perfettamente in area dove Llorente svetta di testa, prende il palo alla destra di Neto e quindi la rete. La Fiorentina decide di gestire un po’ l’1-1 e inizia a fare possesso-palla nella metà campo bianconera. Alla mezz’ora due grosse chance per gli ospiti: Mati Ferandenz scalda i guanti di Storari da fuori. Angolo, tocco di Mario Gomez e colpo di testa di Basanta che prende il palo. Nel finale del tempo Allegri cambia Coman con Tevez nonostante il francese avesse dimostrato di essersi ripreso dall’infortunio.

FORCING VIOLA, ANCORA SALAH-GOL – La Fiorentina torna in campo nella ripresa per vincere la partita. Infatti i toscani forzano in attacco alla ricerca di un’altra rete. Ci vanno vicini Richards, fermato da Bonucci e Storari. E Salah che viene chiuso in area all’ultimo istante. Al 10’ altra bella azione degli ospiti con cross d Badelj e colpo di testa di Alonso, di poco alto sopra la traversa. La Juventus scricchiola e si arrende all’11’ ancora a uno scatenato Salah: errore di Marchisio sul pressing di Joaquin, palla in area per l’egiziano che davanti a Storari insacca con un piatto sinistro sul secondo palo.

CONFUSIONE JUVE – Allegri prova a correre ai ripari inserendo Morata al posto di Llorente. Il nuovo entrato al 18’ crossa basso dal fondo destro per Tevez che devia verso la porta ma trova pronto Neto che para in due tempi. Si fa male Mario Gomez che lascia il posto a Ilicic. La Juve attacca, ma senza un’idea reale di gioco. Sono più le palle lunghe che altro. E quando la sfera è in area c’è sempre un difensore viola in anticipo, con Basanta magistrale in ogni occasione. Al 26’ è anzi ancora la Fiorentina a sfiorare il gol con un tiro dal limite di Ilicic, di nulla sul fondo. Allegri fa entrare anche Pereyra al posto di Pepe, mentre Montella risponde con Diamanti per Salah e Aquilani per Badelj. Al 36’ chance proprio per Pereyra: cross basso dal fondo destro di Caceres e l’ex Udinese devia al volo da ottima posizione, ma la palla è troppo larga. La Fiorentina resiste e Diamanti spreca un contropiede. Sono cinque i minuti di recupero ma i padroni di casa non riescono più a creare nulla. I viola ora potranno gestire la semifinale di ritorno e le chance per approdare alla finale sono molto alte.

Juventus-Fiorentina 1-2 (1-1)
Juventus (4-3-3): Storari, Caceres, Bonucci, Ogbonna, Padoin, Vidal, Marchisio, Pogba, Pepe (28′ st Pereyra), Llorente (14′ st Morata), Coman (36′ pt Tevez) (1 Buffon 34 Rubinho 3 Chiellini 15 Barzagli 17 De Ceglie 26 Lichtsteiner 27 Sturaro 32 Matri 33 Evra). All.: Allegri.
Fiorentina (4-3-3): Neto, Richards, Rodriguez, Basanta, Alonso, Kurtic, Badelj (33′ st Aquilani), Fernandez, Salah (29′ st Diamanti), Gomez (18′ st Ilicic), Joaquin. (24 Lezzerini 31 Rosati 6 Vargas 9 Gilardino 28 Borja Valero 23 Pasqual 32 Lazzari 35 Bagadur 38 Rosi). All.: Montella .
Arbitro: Valeri.
Reti: nel pt 11′ Salah, 24′ Llorente; nel st 11′ Salah.
Angoli: 5-2 per la Juventus.
Recupero: 1′ e 5′.
Ammoniti: Pogba, Marchisio, Tevez, Kurtic, Badelj, Basanta e Pogba per gioco scorretto, Fernandez per comportamento non regolamentare.
Spettatori 40.211, incasso 840.400 euro.

Just downloaded a video with http://www.realdownloader.com/

Juventus Vs Fiorentina All Goals And Highlights, Juventus Vs Fiorentina All Goals And Full Highlights, Watch Latest Juventus Vs Fiorentina
VIDEOS.REAL.COM


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAMPIONATO ITALIANO

Torino-Napoli 1-0: Glik spinge i granata, gli azzurri non agganciano la Roma

Torino-Napoli 1-0: Glik spinge i granata, gli azzurri non agganciano la Roma
(ansa)

A tre giorni dall'impresa di Bilbao, gli uomini di Ventura si ripetono piegando 1-0 i partenopei con un gol del capitano nella ripresa. La squadra di Benitez, troppo rinunciataria nel primo tempo, non riesce quindi a raggiungere i giallorossi al secondo posto e ora deve guardarsi le spalle dal ritorno di Lazio e Fiorentina

TORINO – Sulle ali dell’entusiasmo per il passaggio agli ottavi di finale di Europa League, il Torino miete un’altra vittima e, dopo aver eliminato l’Athletic Bilbao giovedì, batte il Napoli lanciato verso il secondo posto per 1-0 nel posticipo domenicale della 25/a giornata di serie A grazie a una rete di capitan Glik nella ripresa. Per i granata un’imbattibilità che dura da 90 giorni, cade, invece, per la seconda volta nelle ultime sette giornate la squadra di Benitez.
 
GLIK UN CECCHINO, NAPOLI BASTONATO - Tutto sommato il risultato è giusto. Il Torino ha giocato sicuramente un buon calcio e, soprattutto, è stato bravissimo a sfruttare le poche palle gol concesse dal Napoli. Certo la fortuna non ha aiutato la formazione partenopea che sotto di un gol si è vista respingere dal palo la palla del possibile 1-1. Gli azzurri pagano i 5′ di appannamento di Koulibaly: da un suo errore è nato, infatti, il corner che ha poi portato al vantaggio granata con un Glik che sulle palle da fermo è un cecchino: sei gol in questa stagione per lui. Sconfitta amara per gli uomini di Benitez che già pregustavano il secondo posto a braccetto con la Roma impegnata domani in casa con la Juventus. E, invece, la rincorsa all’ultimo posto utile per andare direttamente in Champions senza passare dai preliminari continua ad essere in salita.IL MATCH - Sarà che le fatiche dell’Europa League si fanno sentire, ma il ritmo nel primo tempo non è particolarmente alto. Torino e Napoli si affrontano a viso aperto e a sprazzi fanno vedere anche un buon calcio. Meglio i granata, più compatti e aggressivi, nonostante i tre punti servano più agli uomini di Benitez che si fanno vedere solo con un paio di tiri di De Guzman da fuori: Padelli è attento in entrambe le occasioni. I padroni di casa sbagliano spesso l’ultimo passaggio e l’azione più bella (rovesciata di Quagliarella con grande risposta di Andujar) viene fermata da Irrati per un fallo in attacco. Nella ripresa parte meglio in Napoli con Padelli che deve respingere un siluro terra-aria di Higuain dal limite, poi il Toro torna a ricompattarsi e al 23′ passa in vantaggio con un colpo di testa di Glik su un calcio d’angolo generosamente concesso da Koulibaly. La reazione ospite arriva in ritardo, ma arriva. Prima Higuain scarica alto un rigore in movimento, poi Gabbiadini su punizione supera Padelli, ma centra in pieno il palo. Sul fronte opposto Bovo, sempre da calcio da fermo, trova l’ottima respinta di Andujar. Nel finale l’assalto azzurro è sterile e privo di idee: Padelli trema solo su un rasoterra di Gabbiadini dal limite, ma il pallone esce di un soffio.
 
TORINO-NAPOLI 1-0 (0-0)
TORINO (3-5-2): Padelli 6; Bovo 6, Glik 7, Moretti 6.5; Peres 6.5, El Kaddouri 6 (49′ st Basha sv), Gazzi 6, Farnerud 6, Darmian 6.5; Martinez 5.5 (15′ st Maxi Lopez 5.5), Quagliarella 6.5 (49′ st Amauri sv). In panchina: Ichazo, Castellazzi, Molinaro, Jansson, Maksimovic, Gaston Silva. Allenatore: Ventura
NAPOLI (4-2-3-1): Andujar 6; Maggio 5.5 (38′ st Zapata sv), Albiol 5.5, Koulibaly 5, Strinic 5.5; Gargano 5.5 (28′ st Inler 5), David Lopez 5.5; Callejon 5.5, Hamsik 5 (17′ st Gabbiadini 6.5), De Guzman 6; Higuain 5.5. In panchina: Rafael, Colombo, Ghoulam, Henrique, Mesto, Britos, Jorginho. Allenatore: Benitez
ARBITRO: Irrati di Pistoia
RETE: 23′ st Glik
NOTE: Serata fredda, terreno in buone condizioni. Spettatori: 24.000 circa. Ammoniti: El Kaddouri, Gargano, Koulibaly, Quagliarella, Maggio. Angoli: 2-6. Recupero: 1′; 4′.

Just downloaded a video with http://www.realdownloader.com/

Award winning football website. Among the best for latest highlights & football stats. Join our vibrant community & the forums that never sleep.
VIDEOS.REAL.COM


 

 

Cesena-Udinese 1-0, Rodriguez fa sognare i romagnoli

Cesena-Udinese 1-0, Rodriguez fa sognare i romagnoli
Il gol di Rodriguez (ansa)

Già decisivo all'andata, lo spagnolo sigla il gol-vittoria contro i bianconeri e consente alla squadra di Di Carlo di risalire a -4 dalla zona salvezza. Friulani impalpabili, quasi mai pericolosi

CESENA – Già decisivo all’andata, Alejandro Rodriguez concede il bis contro l’Udinese e con un gol pesantissimo regala al Cesena tre punti speranza. La salvezza resta difficile ma ora non più impossibile visto che la vittoria della Samp sull’Atalanta ha portato a sole 4 lunghezze il distacco dal quartultimo posto. Un pomeriggio che sembrava avviato verso un malinconico tramonto per il pubblico del Manuzzi si è improvvisamente ravvivato nell’ultimo quarto d’ora in cui, tra le notizie che arrivavano da Bergamo e il gol-vittoria dell’attaccante spagnolo, il Cesena è passato, in un batter d’occhio, dal -8 al -4.

UDINESE, UNA PARTITA SENZA VERVE – Se la squadra di Di Carlo sogna, l’Udinese si mangia le mani per aver buttato al vento l’occasione di tirarsi definitivamente fuori dalla lotta per non retrocedere. Forse rassicurata dalla sconfitta del Cagliari con il Verona, la squadra friulana ha affrontato la sfida con sufficienza quasi accontentandosi di uno 0-0 che l’avrebbe tenuta a distanza di sicurezza dal fondo classifica. Un atteggiamento eccessivamente passivo che, inevitabilmente, ha finito per pagare caro.

UNA VITTORIA FIRMATA DI CARLO – La vittoria dei romagnoli porta anche la firma di Di Carlo. Il tecnico bianconero ha avuto il merito di giocarsi la carta giusta al momento giusto. Ha tolto a sorpresa al 67’ Defrel, fino a quel momento tra i migliori, per aumentare il peso del proprio attacco e dare maggior sostegno a Djuric ed è stato premiato. Non avrà in mano la bacchetta magica ma è indiscutibile che da quando è arrivato l’allenatore laziale ha ridato alla squadra certezze e convinzioni che sembravano ormai smarrite.

CESENA SENZA MEZZA DIFESA – Già in piena emergenza per le squalifiche di Giorgi, Lucchini e Volta e l’infortunio occorso a Zé Eduardo, Di Carlo ha dovuto rinunciare in extremis anche a Renzetti, fermato dall’influenza, e quindi ha completamente ridisegnato la difesa con il rientrante Perico a destra, Capelli e Krajnc in mezzo e Magnusson sulla sinistra. In più, a centrocampo, ha dato una chance dal 1’ a Carbonero e Mudingayi. Nell’Udinese, invece, Stramaccioni ha confermato Wague a sinistra, spedendo in panchina Piris, ha rilanciato a sinistra Pasquale, al rientro dalla squalifica e, infine, ha preferito il più difensivo Guilherme a Bruno Fernandes nel ruolo di intermedio.
UN PRIMO TEMPO DA SBADIGLI – L’Udinese è partita meglio ma non è andata oltre un destro a giro di Thereau di poco a lato. Il Cesena ha impiegato mezz’ora per carburare e solo nel finale di tempo, sfruttando le invenzioni di Brienza e le accelerazioni di Defrel, s’è acceso mancando il vantaggio con due conclusioni da fuori del francese, incapace di impensierire Karnezis.

RODRIGUEZ ENTRA E SEGNA – La musica è cambiata solo con l’ingresso di Rodriguez al posto dello stesso Defrel che pure, fino all’ultimo, aveva provato a ravvivare la manovra offensiva dei romagnoli. Stramaccioni ha pensato di poter vincere e ha sbilanciato la squadra inserendo Kone al posto di Guilherme. Invece, è stato punito. L’ennesimo traversone di Brienza, al 75’, ha trovato smarcato stavolta in area Rodriguez che di testa da pochi passi ha battuto Karnezis.

DANILO MANCA IL PARI AL 92′ – L’Udinese ha tentato il tutto per tutto gettando nella mischia prima Bruno Fernandes e poi Perica ma non è andata oltre una disperata rovesciata dal limite in pieno recupero, di Danilo che non ha trovato lo specchio della porta su un’uscita a vuoto di Leali. E così Stramaccioni dovrà ancora soffrire prima di centrare l’obiettivo minimo stagionale.

CESENA-UDINESE 1-0 (0-0)
Cesena
(4-3-1-2): Leali 5.5, Perico 6.5, Capelli 6, Krajnc 6.5, Magnusson 6.5, Carbonero 6, Mudingayi 6 (43′ st Nica sv), De Feudis 6.5 (33′ st Cascione sv), Brienza 7, Defrel 6.5 (22′ st Rodriguez 7), Djuric 5.5. (30 Agliardi, 81 Bressan, 20 Mordini, 28 Gaiola, 19 Succi, 32 Moncini). All. Di Carlo.
Udinese (3-5-2): Karnezis 6, Heurtaux 5 (33′ st Bruno Fernandes sv), Danilo 6, Wague 7, Widmer 5.5, Allan 6.5, Guilherme 6 (26′ st Kone 5.5), Badu 6 (39′ st Perica sv), Pasquale 5.5, Di Natale 5.5, Thereau 5. (22 Scuffet, 97 Meret, 18 Bubnjic, 34 Gabriel Silva, 89 Piris, 66 Pinzi, 13 Zapata, 82 Geijo, 94 Augirre). All. Stramaccioni.
Arbitro: Doveri di Roma 6.
Reti: nel st 31′ Rodriguez.
Ammoniti: Mudingayi, Heurtaux, Capelli, Magnusson, Danilo per gioco falloso; Perico per proteste. Recupero: 0′, 3′.
Angoli: 7-5 per l’Udinese.
Spettatori: 14.794.

FA CUP

Inghilterra, FA Cup: l'Arsenal sorprende il Manchester United e vola in semifinale

INGHILTERRA: FA Cup - Quarti di finale
DIRETTA.IT
Mi piace ·  · 

 

Inghilterra, FA Cup: l'Arsenal sorprende il Manchester United e vola in semifinale
L'esultanza di Welbeck dopo il gol decisivo (afp)

I Gunners si impongono 2-1 a Old Trafford e raggiungono l'Aston Villa, l'unica finora già qualificata: Rooney replica a Monreal poi decide l'ex Welbeck.LONDRA - L'Arsenal è la seconda squadra a raggiungere le semifinali di FA Cup dopo l'Aston Villa: i Gunners realizzano il colpo dei quarti espugnando per 2-1 l'Old Trafford. I Gunners, campioni uscenti, passano in vantaggio al 25' con Monreal, quattro minuti dopo arriva il pari del Manchester United con Rooney ma al 61' l'ex di turno, Welbeck, condanna i Red Devils e lancia la squadra di Wenger in semifinale.

 

FA Cup, Liverpool al replay. Il Blackburn resiste ad Anfield

Quarti di finale ad Anfield: tra Reds e Rovers (club di seconda divisione) finisce 0-0. Momenti di paura per Skrtel: esce in barella, ma non è grave

Secondo 0-0 nei quarti di finale di FA Cup: dopo quello di ieri tra Bradford e Reading, arriva il pari senza gol di Anfield tra Liverpool e Blackburn. Domani il big match Manchester Utd-Arsenal, intanto l'unica qualificata è l'Aston Villa (2-0 al West Bromwich nel derby).
 
Skrtel a terra, circondato da compagni e avversari. Epa

Skrtel a terra, circondato da compagni e avversari. Epa

INGHILTERRA: FA Cup - Quarti di finale
DIRETTA.IT
Mi piace ·  · 
Mi piace ·  ·